Stagione 2006-2007
Eurorchestra. Interessante concerto allo Sheraton
Raccontare Mozart con lettere e musica
Gazzetta del Mezzogiorno Nicola Sbisà 8.12.2006
Ci sono tanti modi per celebrare un musicista, se poi questi è Mozart, il panorama si amplia ancora di più. Il ben noto film Amadeus rivelò, magari con qualche forzatura, ad un pubblico quanto mai vasto un aspetto poco noto del compositore:quello di un uomo nel quale alla insuperata genialità si contrapponeva un insieme di atteggiamenti puerili, giocherelloni con sconfinamenti addirittura nel lascivo. Una coesistenza ai limiti dell’incredibile per chi, considerando solo la musica, aveva un’idea totalmente “apollinea” del personaggio. Ed a questo Mozart, basandosi sulle lettereed altre meno popolari documentazioni, si è ispirato Lino Terra, compilando una cogente “lettura teatrale”, un testo affidato ad un ipotetico conoscente del musicista che ne narra momenti esistenziali salientie inaspettati.
Una maniera meno usuale, ma sicuramente coinvolgente, per ricordare Mozart nel giorno in cui si spense, e che l’Eurorchestra ha inteso opportunamente proporre al suo pubblico, convenuto numeroso come sempre, nel salone dello Sheraton.
Il testo affidato alla voce espressiva e capace di passare dai toni concitati a quelli più melliflui ed ironici, di Luca Violini si intrecciava con un’accorta antologia di musiche presentate con accorata esperienza dall’orchestra diretta, come sempre con sciolta padronanza, da Francesco Lentini con il rilevante apporto pianistico di Angela Montemurro e del coro diretto da Palmo di Venere (complesso apparso efficiente e ben preparato, e che forse avrebbe meritato di essere più impegnato).
Molti si sono così riaccostati a Mozart insuperato creatore,ma anche fragile uomo di ogni giorno, che si rifugiava in giochi di parole non meno che in fantasie turbinosamente sconce; un’esistenza la sua nella quale soddisfazioni ed amarezze, successi e miserie quotidiane si intrecciavano senza intaccare la vena del musicista.
Per molti spettatori quindi è stata quasi una rivelazione, resa ancor più incisiva dalla bontà della realizzazione alla cui regìa ha provveduto Luca Violini. Fra i brani ascoltati la celeberrima Eine kleine Nachtmusik, stralci di sinfonie, brani pianistici, (la Fantasia K394 e l’Adagio dal Concerto K466, fra gli altri) ed anche due sommi brani vocali quali Ave Verum e la Lachrymosa dal “Requiem”. Un panorama musicale perciò fascinoso di per sé e che intrecciato col testo acquisiva ulteriore presa.
Giustamente Lentini, non ha inteso accontentare quanti chiedevano un bis per non infrangere un’atmosfera salutata comunque da un calorosissimo successo.
MUSICA. Inaugurata la stagione dell’Eurorchestra diretta da Francesco Lentini
Alirio Diaz in duo con il figlio
Al chitarrista venezuelano il premio «Note nell’Olimpo»
Gazzetta del mezzogiorno 18.11.2006 Nicola Sbisà
Nel dicembre del 1954, Alirio Diaz all'epoca personaggio emergente nel mondo del chitarrismo internazionale - ancora dominato dalla gigantesca personalità di Andrés Segovia - venne per la prima volta a Bari.
Suonò nella sala del Circolo Unione per la Camerata, alla quale era stato segnalato proprio da Segovia.
Fu una rivelazione; da allora il maestro venezuelano, oggi 83enne, è tornato moltissime volte nella nostra città, instaurando un rapporto col pubblico di stima reciproca che in qualche caso ha anche assunto la consistenza di una sincera amicizia.
Anche in considerazione di questo legame mantenutosi vivo nel corso del tempo, l'Eurorchestra di Fr ancesco Lentini, ha inteso avviare la sua settima stagione, con un «incontro» col Maestro,al quale per l'occasione è stato conferito il Premio «Note nell'Olimpo», riconoscimento del quale si sono resi promotori Nicola e Patrizia Mossa (nelle precedenti edizioni il premio è andato a Felix Ayo e Alfonso Ghedin).
Il conferimento del premio è avvenuto nell'intervallo del concerto inaugurale, dell'Eurorchestra (svoltosi nel salone dello Sheraton, per l'occasione affollato più che mai).
Il programma della serata era tutto «spagnolo» e proponeva due dei più noti brani di Joaquin Rodrigo, che per tutta una carriera sono stati veri «cavalli di battaglia» nel repertorio di Alirio Diaz:il Concierto de Aranjuez e la Fantasia para un gentilhombre.
Solista nelle due opere il figlio di Diaz, Senio Alirio Diaz. Chitarrista dotato e dal punto di vista del temperamento e da quello della tecnica strumentale, Senio Alirio Diaz non è - è stato subito chiaro - il «clone» del padre (che resta comunque «unico» nel ricordo di chi lo ha ascoltato tante volte), ma tende, comprensibilmente, ad affermarsi in piena autonomia, per i propri meriti personali.
Le sue esecuzioni - sostenute dal supporto dell'orchestrache Francesco Lentini ha guidato con slancio «mediterraneo» - sono apparse sicure, limpide (l'amplificazione della chitarra era ben realizzata),improntate ad una visione meditata e compiutamente espressa dei contenuti poetici delle due pagine peraltro ben distanti fra loro per spirito:più spiccatamente popolare il Concerto, più elegantemente venata di grazia settecentesca la Fantasia . Esito positivo e molto applaudito dal pubblico.
Tuttavia la presenza di Alirio Diaz alla serata non poteva limitarsi alla consegna del premio, per cui richiesto a gran voce, Alirio ha imbracciato la chitarra, ed in duo col figlio ha riproposto dapprima la «sua» visione del celeberrimo «adagio» dal Concierto de Aranjuez,poi sempre in duo una serie di danze popolari venezuelane da lui raccolte e trascritte. Entusiasmo alle stelle!La serata si è conclusa con la esecuzione della Danza rituale del fuoco di De Falla, arricchita dalla prestazione coreutica di due giovani danzatrici formatesi alla scuola Giselle di Patrizia Pellegrino a Palo del Colle.
Al conferimento del premio a Diaz,hanno presenziato gli assessori comunali Pasquale Martino (che ha letto la motivazione) e Cinzia Capano.
Stagione 2005-2006
CLASSICA. Strepitoso concerto conclude la stagione dell'Eurorchestra
Alessio Bax ritorno al Mozart
Una ovazione ha salutato l'esibizione del giovane pianista barese.
Ha diretto il mº Lentini
Nicola Sbisà 09/06/2006
Una conclusione di stagione esaltante per l'Eurorchestra, nel nome di Mozart. Motivo di indubbia attrazione, la presenza in veste di solista di Alessio Bax. Mai coinvolto finora in stagioni «ufficiali» nella sua città, il giovane pianista barese assurto all'estero a meritata fama, si è esibito nel giro di pochi giorni per ben due volte. Dopo l'indimenticata esecuzione dell'op.106 di Beethoven per il «Pianoforum» in Vallisa, stavolta ha proposto il Concerto K 467 con l'orchestra diretta da Francesco Lentini. D'altra parte, a ben guardare, Bax non poteva non suonare anche con l'Eurorchestra e questo per ragioni, che potremmo definire affettive. La sua «formazione» pianistica di base infatti è legata agli studi condotti sotto la guida di Angela Montemurro Lentini, della cui scuola egli è indubbiamente a tutt'oggi il «prodotto» più straordinario. La scelta del concerto, inoltre, si ricollega ad un'ormai lontana esibizione del pianista allora tredicenne proprio a Bari, ai tempi della sua frequentazione del locale Conservatorio: un ponte ideale fra passato promettente e presente prestigioso. In più, aggiungeremo, impegnandosi con Mozart, Bax ha dato una luminosa dimostrazione dell'ampiezza della propria maturità interpretativa, già incisivamente imposta con l'op.106 di Beethoven. Al Concerto K 467, Bax si accosta d'istinto e lo rivive in una visione tanto semplice quanto luminosa, privilegiandone con sincero trasporto la ricca cantabilità che a tratti si ammanta di magico mistero. Tenerezza, poesia rispecchiate in sonorità di straordinaria limpidezza, con adamantina vivezza nei tempi veloci e sognanti quasi malinconici morbidezze nel celebre «Andante». Una visione personale indubbiamente, ma perfettamente inquadrata in un'analisi stilistica meditata e felice. In impeccabile sintonia con la linea interpretativa del solista, la direzione di Francesco Lentini, che opportunamente ha inteso accostare al Concerto la celebre Sinfonia Jupiter, nel cui «Andante» è facile cogliere lievi e pur significative analogie tematiche con quello del Concerto. Nella Sinfonia, Lentini ha inteso privilegiare la solarità abbagliante della partitura, dirigendo con deciso trasporto e ottimamente servito dalla sua compagine strumentale (una volta ancora «gestita» dall'ispettore per antonomasia Pierino Santoro). Dopo l'esecuzione del Concerto, come prevedibile, il pubblico ha richiesto a Bax alcuni bis, e l'ultimo l'ha ottenuto dopo una calorosa «standing ovation»; sicuramente commosso per un'accoglienza così calorosa, Bax ha eseguito due Preludi di Rachmaninov e quella cantante pagine di Gluck, trascritta da Sgambati, qual è la Danza degli spiriti beati. Al termine del concerto Lentini ha rivolto un cordiale saluto al «suo» pubblico, dando appuntamento alla prossima stagione.
MUSICA. Ferrari e Montemurro al «Pianofestival»
Il cammino iniziatico due tappe per Mozart
Ugo Sbisà 02/06/2006
Proseguendo nel suo ciclo di celebrazioni mozartiane, il «Pianofestival di San Nicola» dell'Eurorchestra di Francesco Lentini ha offerto al pubblico barese l'occasione di accostarsi a due Concerti per pianoforte e orchestra tra i meno «battuti» di quelli del Genio salisburghese. Occasione resa peraltro interessante dalla possibilità di ascoltarli nelle interpretazioni di due docenti del Conservatorio barese noti e apprezzati quali Walfrido Ferrari e Angela Montemurro. Scelte particolari, come si diceva, che sono cadute per il primo sul Concerto n. 19 in fa maggiore K 459, cosiddetto «dell'incoronazione» e per la seconda sul Concerto n. 27 in si bemolle maggiore K 595. Sette anni dividono le date di composizione di questi due Concerti, apparentemente distanti tra loro anche per le atmosfere estremamente diverse che li caratterizzano, eppure, a ben vedere, non sarebbe sbagliato guardare ad essi come le tappe ben precise di un cammino iniziatico. Gaio e leggiadro, il K 459 ? terminato nel 1784, ma eseguito nel 1790 in occasione dell'incoronazione di Leopoldo II ? coincide con l'ingresso di Mozart nella Massoneria e per molti versi segna l'inizio di un cammino iniziatico che trova il suo ideale coronamento proprio nel K 595, ultimo dei Concerti per pianoforte, composto da Mozart nel 1791, appena undici mesi prima di morire. Tanto il primo è brillante e vivace, quanto il secondo offre la testimonianza del percorso interiore svolto dal compositore e del suo approdo a una serenità rassegnata che ci appare quasi come un primo testamento spirituale, in attesa di quello definitivo contenuto nel Requiem. Contrapposizioni solo apparenti, quindi, anche se caratterizzate da atmosfere estremamente diverse che i due solisti hanno saputo cogliere con non comune sensibilità, dimostrando un acume interpretativo che è certo la più logica conseguenza di un ormai consolidato magistero didattico. Lucido e brillante nella sua idea interpretativa Ferrari, profondamente introspettiva e sempre pronta a cogliere la solennità religiosa dell'opera ? si pensi al Larghetto ? la Montemurro, che per una curiosa coincidenza suonava allo Sheraton mentre il suo allievo più noto, Alessio Bax, si esibiva alla Vallisa. Applausi meritatissimi per entrambi e bis: Gershwin e Granados per Ferrari, poi tornato a esibirsi con la Montemurro nella trascrizione per pianoforte a quattro mani di una danza di Nino Rota. Sensibile e attenta, come sempre, la direzione di Francesco Lentini, che ha condotto con la nota esperienza l'agile Eurorchestra, facendosi apprezzare anche in una Sinfonia di Christian Bach.
EURORCHESTRA. «Stabat Mater», l'altra faccia di Vivaldi
Musica per lo spirito,
dal «Prete rosso» a una novità di A.Montemurro
A Bari il Concerto di Pasqua diretto da Francesco Lentini
Gazzetta del Mezzogiorno 13/04/2006 (Nicola Sbisà)
L'Eurorchestra non manca mai un appuntamento, programmando le sue manifestazioni secondo una precisa tematica, dettata dalle ricorrenze. La Pasqua quindi, non poteva mancare e Francesco Lentini ha offerto al suo pubblico alcuni brani di vivo interesse, scelti nel vasto e multiforme «corpus» vivaldiano. Innanzitutto lo Stabat Mater, opera di rara esecuzione e che rivela un aspetto che si può definire sostanzialmente diverso della vena creativa del musicista. Niente alternanza fra tempi veloci e tempi lenti, bensì una concatenazione fra Largo, Andante, Lento, Adagio che rende piena giustizia all'atmosfera che si dipana nel testo, che, com'è noto, è di Jacopone da Todi. Nel contempo inoltre la gravità delle parole ha influito sulla stesura della musica, imprimendole non solo un andamento particolare, quanto anche principalmente una sincera profonda aderenza allo spirito della circostanza che la narrazione puntualizza. Quindi la Sinfonia detta Al Santo Sepolcro, breve, ma quanto mai intensa pagina strumentale, ed infine uno dei brani dal celeberrimo Gloria e cioé Qui sedes ad dexteram. Nello Stabat e nel Qui sedes, per la voce solista, proprio per meglio rendere il carattere delle composizioni, Vivaldi indicò un mezzosoprano o di un contralto. La scelta dell'interprete non poteva, crediamo, essere diversa: Lentini ha chiamato Damiana Sallustio, cantatrice di sperimentati mezzi vocali, me nel contempo artista di vibrante temperamento, e quindi capace ? come si è visto ? di rendere in pieno quel vibrante sentimento di afflizione e di implicito invito alla meditazione che informa in particolare lo Stabat. Solo nell'Amen conclusivo Vivaldi si riallaccia alla tradizione che voleva che la stesura fosse di taglio virtuosistico; ma l'impegno ha trovato in Damiana Sallustio l'adeguata e felice interprete. Il concerto ? proprio per non sfumare l'atmosfera di raccolta meditazione ? non ha avuto intervalli e si è concluso con una «prima esecuzione» di una nuova creazione ? legata appunto alla circostanza ? di Angela Montemurro: Resurrexit per due trombe e archi. Pagina che rispecchia un disegno di ascesa, con un crescendo cadenzato (sono impegnate anche le percussioni), nel quale le trombe emergono con incisiva presenza, quasi a far balenare sprazzi di luce in una caliginosa atmosfera che si va a mano a mano dissolvendo per giungere alla abbagliante conclusione della resurrezione. Solisti di più che apprezzabili doti le trombe Antonio Cicerone e Pasquale Turturro. Ad arricchire la serata, introdotta da una breve «meditazione» di p. Mario Sannino, la presenza di due «voci» recitanti, quelle di Peppino Aceto e di Alberto Rubini, cui spettava il compito di inframmezzare alla musica brani di poesie di circostanza (Luzi, Tagore, Turoldo), oltre che i testi dello Stabat. Una poesia ha avuto un «supporto» bachiano, affidato al violino di Michelangelo Lentini. Calorosi consensi da parte del pubblico per Damiana Sallustio, per Cicerone e Turturro, per Aceto e Rubini e, soprattutto, per Angela Montemurro. Ottima la resa degli archi dell'Eurochestra, guidati da Francesco Lentini con il caloroso slancio che gli è consueto.
Una primavera di «sempreverdi»
Allo Sheraton i Bari l'ensemble diretto da Francesco Lentini
La promessa di Enzo De Caro: canterò Troisi con l'Eurorchestra
Gazzetta del Mezzogiorno 24/03/2006 (Nicola Sbisà)
L'ormai tradizionale «Concerto di primavera» dell'Eurorchestra avrebbe dovuto presentare a Bari canzoni scritte da Massimo Troisi ed Enzo De Caro. La serata ? intitolata Ciao, Massimo ? è stata però rinviata per ragioni tecniche (probabilmente inaugurerà la stagione prossima), ma De Caro è venuto ugualmente, per «scusarsi» di persona col pubblico barese convenuto alla Sheraton. E la sua presenza ha conferito al concerto un aspetto ulteriore di piacevolezza ed interesse. Quale maniera migliore per festeggiare la primavera (anche se meteorologicamente sembra ancora lontana) che proporre una serie di evergreens? Angela Montemurro ? che per l'occasione sedeva al pianoforte ? ha trascritto una lunga serie di successi internazionali che sono stati di volta in volta affidati alle voci esperte e coinvolgenti di Paola Arnesano e Michele Bavaro (evergreen anche lui!) ed all'una volta di più eccezionale sax di Bruno Tassone. Francesco Lentini, con la disinvolta sicurezza e la ben nota duttilità direttoriale, ha guidato il suo complesso in un repertorio appunto un po' fuori dall'ordinario, riaccendendo negli spettatori più anziani i ricordi di quando le «belle» canzoni venivano proposte da grandi orchestre ritmo-sinfoniche (leggasi, tanto per fare due nomi, quelle di Alberto Semprini o Nello Segurini, anch'essi fior di musicisti di estrazione accademica). E così sull'onda di Feelings o The man I love, di Tu sì 'na cosa grande o Summertime il pubblico ha trascorso una serata più che piacevole. Vere ovazioni per Tassone dopo Years of solitude di Piazzolla. Ma un rilievo apprezzato hanno anche ottenuto alcuni strumentisi del complesso, dal violinista Michelangelo Lentini, all'oboista Lucio Summo, alla tromba Antonio Cicerone. Nell'intervallo ? che la verve che gli è propria ? Enzo De Caro ha intrattenuto il pubblico, recitando, fra l'altro, la versione napoletana fatta da Troisi di una poesia brasiliana. «Troisi è stato un poeta ? ha detto l'attore ? perché la poesia è un modo di vivere». Alla fine poi, dopo che l'orchestra aveva eseguito fuori programma Oblivion di Piazzolla e Nel blu dipinto di blu (con partecipazione corale del pubblico), De Caro ha dato vita ad una scatenata esecuzione della Ballata del povero Cristo. Era quasi mezzanotte, ma il pubblico sarebbe rimasto ancora! L'appuntamento con De Caro e le canzoni scritte insieme all'indimenticato Troisi è perciò alla prossima stagione.
Fra l'Inverno del Nord e le stagioni di Piazzolla
Danze di Marena in prima esecuzione
Gazzetta del Mezzogiorno 25/02/2006 (Nicola Sbisà)
Poter disporre di un pubblico affezionato e numeroso che ne segua costantemente gli appuntamenti è da sempre uno dei punti di forza dell'Eurorchestra da camera di Bari e anche in occasione del consueto Concerto di Carnevale, malgrado la non indifferente concomitanza con la stagione lirica al Piccinni (e con quella non meno temibile della partita della Juventus?) l'ensemble diretto da Francesco Lentini è riuscito a riempire oltre ogni aspettativa il salone dello Sheraton. Fedele al principio di valorizzare giovani talenti o comunque risorse della scena musicale barese, in questa occasione Lentini ha pensato di impegnare ben tre docenti del nostro Conservatorio a cominciare dal genovese Andrea Marena, che dell'Istituto è apprezzato docente di composizione: alle sue Sei danze d'inverno, proposte tra l'altro in prima assoluta, il compito di aprire la serata. Si tratta di sei brevi quadri dal sapore vagamente nordico, nei quali la conoscenza approfondita del Novecento? e di quello italiano in particolare ? si coniuga con la buona capacità dell'autore di tenere in equilibrio l'idea della modernità con un linguaggio che non rifiuta la tradizione e che, per molti versi, fa della comunicativa, dell'espressività, una delle proprie prerogative. Al sassofonista Pierpaolo Iacopini, invece, l'onere di interpretare il Concerto op. 109 di Glazunov, tra le non proprio numerose pagine per sassofono e orchestra della letteratura accademica. Costruito in un tempo unico eseguito senza soluzione di continuità, anziché nella tradizionale forma tripartita, questo Concerto sembra seguire la stessa idea che ispirò l'autore nella stesura del più noto Concerto per violino, ovvero una sorta di rapsodia costruita su una lunga serie di variazioni che discendono da una melodia principale. Ben assecondato dalla direzione attenta di Lentini, Iacopini si è dimostrato interprete virtuoso, ma al contempo attento a cogliere l'unità di un'opera non sempre facile, nella quale è costantemente presente l'insidia di un tedioso tecnicismo. Cambio di atmosfera deciso, invece, nella seconda parte della serata con Rosario Mastroserio, un pianista il cui nome è ormai sinonimo di tango? E ancor più di Piazzolla? A dispetto di una versatilità e di un repertorio meritevoli di ben più ampia considerazione. Per l'occasione, Mastroserio ha eseguito con la maestria che gli è propria la versione «sinfonica» di quelle Quattro Stagioni nelle quali Piazzolla seppe fondere con rara genialità tanto i fremiti passionali e il nerbo ritmico della musica popolare porteña, quanto il proprio amore per le fughe e i contrappunti mutuati dalla grande lezione bachiana. Poi, prendendo tutto per sé un breve spazio per pianoforte solo, si è lanciato in una fantasia personale sul tema del gershwiniano Summertime, continuando a tenere alto l'entusiasmo del pubblico. Inevitabili, manco a dirsi, due bis piazzolliani con l'immancabile Libertango e con la replica dell'Inverno dalle Stagioni, a degno coronamento del successo di una serata che, come di consueto, ha visto la musica alternarsi alle letture di Peppino Aceto, presenza ormai più che familiare delle stagioni dell'Eurorchestra.
IL VIOLINO DI BACH:
LA PROVA DELLA MATURITÀ PER MICHELANGELO LENTINI
Gazzetta del Mezzogiorno 03/02/2006 (Nicola Sbisà)
Una serata totalmente «bachiana», intitolata Concerto d'inverno ? Il violino di Bach è stata offerta dall'Eurochestra, al suo pubblico covenuto numeroso nel salone dello Sheraton. Per l'occasione, Francesco Lentini ha ceduto la bacchetta al direttore turco Emin Guyen Yaslicam (già noto e apprezzato a Bari) che, in quanto violinista egli stesso, era la persona più adatta a garantire l'esito migliore della serata. Anzi, Yaslicam avrebbe dovuto affiancare il solista Michelangelo Lentini nel Concerto in re minore per due violini, ma poi ha preferito affidare il compito alla giovane e valente violinista Andreine Kiss (che per il resto della serata ha sostenuto il ruolo di «spalla»). In programma quindi oltre, appunto al Concerto per due violini, anche i Concerti in la minore e in mi maggiore ed il Concerto in do minore per violino, oboe ed archi. Impegno rilevante per il giovane Michelangelo Lentini, che per l'occasione ha potuto disporre di un violino del '700, un Camilli e che ha saputo e da solo e, in esemplare accordo interpretativo con la ottima Kiss e con l'oboista Lucio Summo (strumentista, lo diciamo una volta di più, di straordinarii meriti e di lunga e feconda esperienza), mantenere la linea più adatta per una corretta esecuzione bachiana. Cantabilità quindi limpida, dosata accuratamente, senza alcuna esagerazione sentimentale pur nella evidente propensione a esaltare l'interiorità somma delle pagine. In breve, esecuzioni dense di spontaneità, nelle quali la sonorità si dispiegava intrisa di sfumature espressive. Yaslicam ha guidato gli archi dell'Eurorchestra (una volta di più... irreggimentata dall'«ispettore» per antonomasia, Pierino Santoro) con esperta e sensibile misura, incastonando felicemente nel contesto del complesso i solisti. Alla fine, le immancabili richieste di bis. Uno strappo deciso all'atmosfera bachiana si è avuto col primo fuori programma: Oblivion di Piazzolla (suonato col complesso), ma poi immediato rientro nel mondo eterno di Bach con un brano per violino solo.
I graffi dell'anno nuovo
Gazzetta del Mezzogiorno 06/01/2006 (Nicola Sbisà)
Questa volta, a differenza di quanto accadde l'anno scorso, Francesco Lentini con la sua Eurorchestra, ha inteso sottolineare, con il tradizionale concerto di Capodanno, svoltosi una volta ancora allo Sheraton, la annunciata intenzione dell'istituzione di ricordare ampiamente l'anniversario mozartiano. Nella prima parte della serata infatti, avvalendosi delle voci ben note ed apprezzate del soprano Marilena Gaudio e del mezzosoprano Giulia Calfapietro, Lentini ha dato spazio a preziose pagine vocali di Mozart, dopo aver proposto in apertura il primo tempo della celeberrima Eine kleine Nachtmusik. La Gaudio ha virtualmente vestito i panni di donna Anna dal Don Giovanni con una accorata esecuzione di Or sai chi l'onore, mentre la Calfapietro quelli di Cherubino per proporre, dalle Nozze di Figaro, la notissima Voi che sapete e Non so più cosa son, cosa faccio; a sua volta poi la Gaudio ha cantato Dove sono i bei momenti ed infine, insieme le due cantanti hanno eseguito Che soave zeffiretto. Impegno retto con dovizioso sfoggio di bravura vocale e compiuto senso stilistico al quale ha fatto seguito uno sfoggio di grande duttilità artistica. Infatti, nella seconda parte della serata, con una coinvolgente carica ironica le due cantanti hanno proposto una pagina, peraltro non nuova per il pubblico barese, del grande Rossini, quel Duetto dei due gatti che ha avuto una imprevedibile conclusione, adottata a sottolineare lo spirito di divertimento che la pervade: l'orchestra infatti ha vigorosamente «abbaiato», mettendo in fuga le... micine! Che avevano in precedenza anche cantato in duo la Barcarola dai Racconti di Hoffmann di Offenbach. Il resto del programma contemplava brani di colorito effetto dalle variazioni «nello stile di...» sul noto tempo di Heidrich Happy birthday to you, il «pizzicato» di Delibes, un «valzer» di Gruenfeld, e - ovviamente - alcune ben note pagine di J. Strauss, con l'immancabile Marcia di Radetzky, alla quale il folto pubblico ha dato il suo caloroso apporto di battimani. Lentini, come sempre pieno di slancio, ha guidato i suoi strumentisti con mano sicura, ottenendo brillanti risultati: in momenti di più intensa partecipazione quali quelli imposti dalle pagine mozartiane come nei momenti più spumeggianti la resa è stata trascinante. Molti dei brani presentati erano stati adattati all'organico strumentale, con compiuta padronanza da Angela Montemurro. In quello che è ormai un appuntamento tradizionale, Lentini e non da ora ha innestato un'ulteriore tradizione, quella cioè di chiamare sul podio un personaggio «vicino» all'Eurorchestra, cedendogli la bacchetta. Stavolta è toccato al collega Gustavo Delgado - in sala anche in veste di presentatore della serata - che ha «diretto» la Marcia persiana di Strauss: se l'è cavata bene, fra l'altro da sempre notoriamente appassionato di marce militari (ha una vastissima collezione di dischi del genere) non ha fatto fatica da dare all'orchestra il tempo giusto. Alla fine bis con il Duetto dei gatti.
La musica vissuta dalle donne
Gazzetta del Mezzogiorno 15/12/2005 (Nicola Sbisà)
L'universo femminile, con le sue più varie connotazioni affascina da sempre Maria Grazia Pani, soprano ben noto, ma anche colta e capace ideatrice di testi teatrali. Ed un suo lavoro «Donne della finzione, donne della realtà», già presentato sia pure con altra struttura a suo tempo, è stato riproposto nella stagione dell'Eurorchestra di Francesco Lentini. La manifestazione, ha sostituito l'annunciato concerto in cui avrebbe dovuto esibirsi il violinista Felix Ayo, concerto rinviato per una sopravvenuta indisposizione del maestro. E tuttavia la sostituzione non va considerata affatto un ripiego, in quanto il numeroso pubblico convenuto nel salone dello Sheraton, ha potuto gustare alcune fra le «arie» più emblematiche del repertorio operistico insieme ad alcuni «lieder», tutti legati appunto a particolari situazioni esistenziali che vedono al loro centro la figura femminile. Un colorito quanto vario mosaico di brani, legato da un testo narrativo con ampie citazioni di personaggi storici (le donne della realtà) dalla poetessa Saffo a Beatrice Cenci, a madame de Stael, George Sand, da Clara Schumann a Mathilde Wesendonk ? tanto per citarne solo alcuni ? tutti comunque legati al mondo dell'arte, dalla poesia alla letteratura, alla musica. Di contro appunto le «arie» tratte da Così fan tutte di Mozart, Bajazet di Vivaldi, dal Rinaldo di Haendel fino all'Amelia verdiana, a Butterfly, a Tosca. Testo avvincente quello compilato dalla Pani, affidato alla sensibile quanto coinvolgente recitazione di Giusi Frallonardo, in un contesto che non rinunciava a tratti ad una «teatralità» fatta di spunti e piccole, ma significative suggestioni. Maria Grazia Pani, assumendo di volta in volta i ruoli operistici ha offerto un'ulteriore conferma della sua duttilità interpretativa, passando agevolmente da un'eroina all'altra, con una voce sempre espressiva e coinvolgente. L'occasione è stata propizia perché la Pani, fra l'altro apprezzata docente di canto al Conservatorio «Nino Rota» di Monopoli, presentasse una sua allieva, la giovane Damiana Mizzi (già apprezzata in estate nell'allestimento che proprio a Monopoli è stato presentato della mozartiana Così fan tutte). Voce fresca e notevole temperamento, la Mizzi ha riproposto l'aria Una donna a quindici anni e Sposa son disprezzata da Bajazet. A rendere ancora più ampia la sfera di tessere del mosaico, la presenza al pianoforte di Elisabetta Pani, che non solo ha collaborato con l'Eurorchestra ed ha accompagnato i lieder, ma in «a solo» ha eseguito il celeberrimo Preludio in mi bem. magg. - La goccia d'acqua di Chopin ed un interessante Preludio di Angela Montemurro, rivelatosi pagina di solida quanto poetica struttura. Un repertorio molto vario come si vede, che ha visto una volta di più gli strumentisti del complesso superare brillantemente la prova. Francesco Lentini una volta di più sul podio della sua orchestra, ha realizzato con l'impegno fervido che gli è naturale, l'ideale supporto per le voci, ottenendo inoltre suggestivi risultati nei brani strumentali inclusi in programma: la sinfonia dalla cantata Non so che sia dolore di Bach e nell'intermezzo da Manon Lescaut di Puccini. Festeggiatissimi dal pubblico tutti gli interpreti e con loro anche Angela Montemurro. A gran richiesta un bis, con l'aria Io son l'umile ancella da Adriana Lecouvreur.
Gazzetta del mezzogiorno, Nicola Sbisà 25/11/2005
Al di là della scontata attrazione che una «serata inaugurale» può comprensibilmente esercitare sul pubblico, la presenza di Sergio Rubini, come «voce recitante» nel primo concerto della stagione dell'Eurorchestra è stato motivo determinante a che il salone dello Sheraton, si affollasse più del solito. «Secondo me - ha detto il direttore Franco Lentini, presentando al pubblico l'attore e regista pubblico - Sergio Rubini assomiglia molto a Mozart; se Forman l'avesse conosciuto in tempo, forse avrebbe attribuito a lui nel film Amadeus il ruolo principale!». Rubini si è un po' schernito, poi evidentemente anche un po' commosso ha espresso la sua soddisfazione per l'occasione che gli permetteva di incontrare il pubblico barese; quindi, come da programma, ha intervallato la celebre Sinfonia K 550, leggendo alcune lettere di Mozart: la richiesta di soldi ad un amico cui già doveva denaro o la lunga missiva ad una cugina, densa di particolari più che piccanti, a tratti addirittura lubrichi. Più rivelatori di una umanità forse inimmaginabile al pubblico, i «ricordi» di Federico Fellini su Nino Rota, che hanno invece intervallato la suite su musiche da film compilata a suo tempo con abile mano di Carlo Savina. Un Rota svagato, totalmente immerso nella sua musica, quasi «inseguito» sulla strada della creatività estemporanea dall'amico regista, che aveva bisogno dei suoi tempi per completare degnamente i suoi film. E alle lettere di Mozart e ai brani di Fellini, Sergio Rubini ha offerto una dizione convinta, di avvincente scorrevolezza, di intima colloquialità, di avvincente quanto efficace semplicità, arricchendo così la tipica atmosfera che da sempre caratterizza i concerti dell'Eurorchestra. Sarà infatti per merito della sincera personalità di Franco Lentini, i suoi concerti acquistano sempre un tono di cordiale familiarità. Quanto alla musica, comunque, Lentini - ben seguito da suo efficiente complesso - ha saputo confermare la sua notoria duttilità di temperamento, passando da un'appassionata lettura della partitura mozartiana (peraltro punteggiata, da gradevoli momenti di colorita lievità) ad un non meno esaltante della musica di Rota del quale il pubblico ha richiesto la replica della celebre «marcetta» da Otto e mezzo.
Stagione 2004-2005
CONCERTI. Tre generazioni all'unisono
Il «Family Pianotrio» ha chiuso la stagione dell'Eurorchestra
Insieme Marta Grilletti, Angela Montemurro e Loredana Lentini
Gazzetta del Mezzogiorno 10/06/05 (Nicola Sbisà)
Tre generazioni di pianiste - il «Family Pianotrio», appunto, e cioè nonna, mamma e nipote - insieme a siglare la conclusione della stagione 2004-2005 dell'Eurorchestra. Se a questo si aggiunge che sul podio era il genero-marito-padre e primo violino era invece il nipote-figlio, si deve rimarcare, una volta di più, che se in casa si respira «aria di musica» nel verso giusto, i risultati non possono che essere positivi. Il pubblico che ha affollato il salone dello Sheraton, ha così assistito alla esibizione in blocco di quella che sicuramente è la famiglia più musicale di Bari! D'altra parte anche in passato Francesco Lentini aveva dato spazio ai propri parenti, ma nella consapevolezza non di attuare scontati favoritismi, quanto invece di proporre persone di indubbie qualità, non meno meritevoli di tanti altri musicisti che la città può vantare. È il caso, in primis, di Marta Grilletti - la «nonna» - pianista che da una vita è stata una significativa quanto profonda presenza nel mondo della didattica pianistica non solo barese, ma che ha sempre dimostrato sul campo una valentia concertistica sfoggiata ogni qual volta ne aveva l'occasione. In più di mezzo secolo di frequentazione dei concerti, abbiamo avuto modo sempre di apprezzarne il fervido impegno interpretativo e la tecnica brillante e sicura. L'uno e l'altro aspetto di una personalità musicale di indubbio valore, apparsi, oggi come un tempo, di vivido spessore affatto intaccati dall'inesorabile trascorrere degli anni. Se ne è avuta una prova evidente, e per certi versi entusiasmante, nella esecuzione delle celebri Variazioni sinfoniche di Franck (opera, fra l'altro, da tempo assente dalle sale concertistiche baresi), che Marta Grilletti ha suonato con chiarezza poetica seducente e sincero fervore, in esemplare simbiosi con l'orchestra come sempre guidata con sicurezza e slancio dal «genero» Franco Lentini. La serata si era aperta, con l'esecuzione del Concerto K 488 di Mozart, una delle opere di maggiore spicco nella serie di composizioni del genere del grande salisburghese. Al piano in questo caso, Angela Montemurro - la «figlia» - che ha puntato verso un'interpretazione ricca di vitalità interiore, con momenti di vigoroso impatto ed una espressiva pienezza sonora, senza leziosità ed invece - nell'Adagio in particolare - con una decisa quanto insinuante cantabilità. Ed infine la «nipote», Loredana Lentini, molto giovane e, in un certo senso al suo esordio. Insieme a madre e nonna, ha brillantemente sostenuto il suo impegno nel Concerto BWV 1064 per tre pianoforti e orchestra di J. S. Bach, dimostrando una impeccabile preparazione e qualitàmolto interessanti. L'intreccio degli interventi strumentali solistici è stato reso con una mirabile omogeneità, ma nella «cadenza», Loredana Lentini ha avuto modo di brillare autonomamente, facendo apprezzare una tecnica sicura ed efficace ed una lucida identità di vedute con le sue compagne. Dopo ogni esecuzione, il pubblico avrebbe voluto dei bis, ma le richieste sono state soddisfatte soltanto alla fine, con una simpatica trovata: le tre pianiste e l'orchestra hanno infatti presentato una elaborazione che Angela Montemurro ha fatto per tre pianoforti e orchestra del celeberrimo Libertango di Piazzolla. Un arrivederci alla prossima stagione che, come ha detto Francesco Lentini, avrà inizio in autunno auspicabilmente confortata da un sostegno entusiasta del pubblico, come è avvenuto quest'anno.
CONCERTI. Le atmosfere profonde di Bach
Il «Pianofestival San Nicola» fa tappa a Noicattaro
La pianista Giustina Di Pinto applaudita con l' EurOrchestra
Gazzetta del Mezzogiorno 05/06/05 (Nicola Sbisà)
Trasferta noiana per il «Pianofestival San Nicola», promosso dell'Eurorchestra. Il complesso fondato e diretto da Francesco Lentini, ha suonato infatti nella chiesa della Madonna della Lama, richiamando un pubblico folto ed attento. Un decentramento quindi che si è rivelato quanto mai opportuno e fecondo di positivi risultati. Programma incentrato su due autori sommi: Mozart e J.S.Bach. Del primo sono state presentate due pagine di indubbio fascino quali sono i Divertimenti K 136 e K 138, del secondo invece il Concerto in sol min. per piano e archi e il Concerto in re min: per due violini e archi. Protagonista della serata - d'altra parte la manifestazione è un festival pianistico - la pianista Giustina Di Pinto, una musicista del posto, formatasi all'alta scuola di Hector Pell e come tale capace di immedesimarsi con meditata profondità nell'atmosfera bachiana sfoggiando nel contempo una naturale e suadente fluidità nel dominio strumentale. Una volta di più - e la Di Pinto, impeccabilmente sorretta dall'orchestra guidata da Lentini lo ha ampiamente dimostrato - in Bach quel che conta è l'idea musicale, quale che sia la forma attraverso la quale si esprime. D'altra parte il Concerto è la trascrizione fatta dopo molti anni dallo stesso autore del Concerto in la min. per violino. Morbidezze cantanti di tocco e limpidezza di fraseggio hanno contraddistinto l'interpretazione della Di Pinto che, richiestane a gran voce, ha poi concesso un bis con un "Notturno di Chopin. Di non minore interesse per l'impegno ed i risultati ottenuti dai due solisti, il Concerto per due violini Corrado Roselli e Franca Spinelli hanno sostenuto con molto trasporto e sincera partecipazione, l'intenso discorso musicale bachiano, esaltandone l'energia e il mordente. Lentini che ha rivissuto le due pagine mozartiane con il caloroso fervore che gli è naturale, ha mantenuto anche in Bach - giungendo ad un perfetto accordo con i solisti - lo stesso piglio di fervida sincerità. Un bis anche per i violinisti - che hanno suonato un «duo» di Viotti - e per l'orchestra che ha ripetuto un tempo del Divertimento K 138. Anche in questo caso, la manifestazione dell'Eurorchestra si è arricchita della presenza del «fine dicitore» Peppino Aceto. Con sensibile scelta, ha presentato brani di prosa, ispirati alla musica, di Montale, Tagore, Ungaretti e Baudelaire nonché una bella pagina di Giovanni Di Pinto, intellettuale noiano padre della pianista.
Eurorchestra tra fremiti latini e un Concertino per batteria
«PIANOFESTIVAL SAN NICOLA». Un'applaudita serata a Bari
Gazzetta del Mezzogiorno 27/05/05 (Nicola Sbisà)
Il"Pianofestival San Nicola" ,il ciclo di concerti programmati dall'Eurorchestra a conclusione della propria stagione, è preziosa occasione per ascoltare pagine che, vagheggiate da quanti amano ascoltare qualcosa un po' fuori dal sentiero battuto, finiscono troppo spesso per restare nell'ambito dei desideri. È il caso della Rapsodia sinfonica di Joaquin Turina, un brano breve e intenso che, se riflette con luminosa evidenza lo slancio innovativo che l'autore (insieme al grande De Falla) intese conferire alla musica iberica, conserva nel contempo adamantini momenti in cui la tipicità si infiamma e conquista una volta di più l'ascoltatore. Brillante solista al pianoforte Elisabetta Pani che, dominando con raffinata padronanza le difficoltà della parte solistica, ha dimostrato di aver colto con acume e sensibilità lo spirito della pagina, reso impeccabilmente grazie anche all'accompagnamento fervido di Francesco Lentini, che per tutto il concerto ha ottenuto dai suoi strumentisti risultati avvincenti. La serata tuttavia riservava anche altre grate sorprese. Innanzitutto una «prima esecuzione» di un brano composto da Angela Montemurro Lentini , che questa volta ha inteso spaziare nell'accattivante ambito della musica di più facile ascolto, creando un Concertino nel quale il ruolo solistico è attribuito alla batteria. Non sono molti i brani che focalizzano le capacità dei percussionisti e l'occasione creata dalla Montemurro si rivela perciò ancor più interessante e (tenuto conto degli esiti) stimolante. Il dialogo fra orchestra e batteria procede serrato, con intrecci stuzzicanti e «a solo» quanto mai varii e rapinosi. L'apprezzamento del brano è stato totale grazie anche alla esplosiva valentia del batterista Franco Giancaspro, capace di ottenere effetti sonori di grande ed incisiva suggestione. La Montemurro (calorosamente festeggiata dal pubblico dopo il brano), tuttavia, non si è limitata a presentare il suo brano, ma ha anche adattato all'organico strumentale alcune pagine di Villa Lobos e alcuni fra i più noti tanghi di Astor Piazzolla. Questi ultimi, che hanno visto Elisabetta Pani tornare al pianoforte, hanno fruito inoltre del sax di Bruno Tassone, giovane ma straordinario strumentista, che ad ogni sua esibizione coglie sempre meritati successi. Pubblico costantemente entusiasta e che ha chiesto anche i bis, che la Pani con una sua elaborazione di un brano di Schumann, Giancaspro con una ripresa della conclusione del Concertino (coinvolgendo il pubblico) e Tassone, hanno concesso di buon grado. Ad arricchire la serata, anche l'appassionato apporto del «fine dicitore» Peppino Aceto che ha recitato brani di Pessoa, Neruda e Luzi. Ancora due appuntamenti (il prossimo è a Noci) per l'Eurorchestra; poi la pausa estiva. Se ci è concesso un suggerimento a Francesco Lentini e ad Elisabetta Pani, perché non pensare fin d'ora a programmare quella fascinosa pagina per pianoforte e orchestra qual è il Momo Precoce di Villa Lobos?
Concerto. Sulle tastiere romantiche
Con R. Giove,E. Quarta,M. Zaccaria e R. Ubaldo
Applauditi i quattro pianisti al festival dell' Eurorchestra
Gazzetta del Mezzogiorno 13/05/05 (Nicola Sbisà)
Dedicato al «pianoforte romantico» il secondo incontro del «Pianofestival San Nicola», promosso dall'Eurorchestra. Nell'affollatissimo salone dello Sheraton, col complesso diretto da Franco Lentini, si sono esibiti ben quattro giovani solisti in un panorama di repertorio ispirato appunto all'aureo periodo del Romanticismo. Ha dato l'avvio Rosanna Giove, con una corretta e sincera interpretazione del Concerto n.1 di Chopin, del quale ha sottolineato con pensoso trasporto la poetica cantabilità. Dopo di lei, la giovane pianista salentina Elisabetta Quarta ha offerto una grintosa e vivace interpretazione del Capriccio brillante op.22 di Mendelssohn, rivissuto con apprezzabile spontanietà e impeccabili mezzi tecnici. È poi stata la volta di Maurizio Zaccaria (fra l'altro «premio speciale» ad un concorso svoltosi proprio allo Sheraton). Zaccaria ha interpretato con grande trasporto e convinta immedesimazione quella pagina ispirata e coinvolgente qual'è l'Introduzione e allegro appassionato di Schumann. Conclusione infine - brillante solista Roberta Ubaldo - con una pagina «moderna», ma di pretto stampo romanticheggiante come il Concerto di Varsavia di Richard Addinsell (1904-1977), opera capofila di una lunga, ma non altrettanto fortunata serie di brani analoghi (Rapsodia di Cornovaglia, London fantasy, Il sogno di Holwen, Concerto di Alamein) che altri musicisti crearono negli anni '50. Incluso nella colonna sonora del film Dangerous Moonlight (presentato in Italia col titolo Lo squadrone suicida), il brano si riallaccia allo stile di Rachmaninov (che in un primo tempo era stato officiato a comporre la colonna snora del film!), ed è ancor oggi di sicuro effetto pur nella sua contenuta stesura. Richiesti a gran voce e Zaccaria e la Ubaldo hanno concesso dei bis, il primo con Skriabin l'altra con Rachmaninov. Al successo della serata che, meritoriamente per gli organizzatori impegnava tutti pianisti «nostri», dimostratisi una volta di più dotati e capaci di suscitare emozioni negli ascoltatori, ha contribuito come sempre la fervida direzione di Franco Lentini.
Torna Il Pianofestival
Concerto. In luce Marvulli e Ceci. Sul podio Lentini
Eurorchestra nel nome di Martucci e Rota
Gazzetta del Mezzogiorno 29/04/2005 (Livio Costarella)
Una primizia e un ritorno significativo hanno segnato il concerto con il quale l'Eurorchestra di Francesco Lentini ha inaugurato il consueto appuntamento stagionale con il Pianofestival «San Nicola», che si protrarrà per altre quattro serate, all'Hotel Sheraton, da maggio a giugno. La primizia era rappresentata dal bellissimo Concerto in si bemolle op. 66 di Giuseppe Martucci, in prima esecuzione a Bari e, a quanto pare, caduto abbastanza presto nel dimenticatoio, se anche il «Benedetti Michelangeli» di Brescia e Bergamo ha in programma a fine maggio una «prima esecuzione festivaliera», con Muti e Oppitz. Solista nel concerto di Martucci, sotto l'appassionata e partecipe guida di un ispirato Lentini, Luigi Ceci, che non ha tradito le attese, sfoderando le ben note qualità tecniche di gran virtuoso della tastiera in una delle pagine più ardue della letteratura per pianoforte e orchestra di fine 800. Non poteva essere altrimenti, d'altronde, considerando quale fior di pianista fosse Martucci e quanto abbia reso omaggio, in questo concerto, all'influsso tedesco brahmsiano e wagneriano presente nelle composite idee formali, in special modo nell'«Allegro giusto» iniziale. Il pianismo di Ceci (che porterà tra qualche mese il concerto a San Pietroburgo), non privo di chiaroscuri poetici e musicali di notevole spessore, ha toccato vette di autentico virtuosismo trascendentale nei forbiti arabeschi disegnati da Martucci, gli stessi che strabiliarono Toscanini (suo grande amico) quando diresse l'autore nell'esecuzione del proprio concerto. Da parte sua l'Eurorchestra di Lentini si è distinta in un'esecuzione vigorosa e al tempo stesso preziosa nel disegnare sia le penombre che i colori sobri e trasparenti della densa scrittura orchestrale. Bis del solista con una mazurca di Chopin. La seconda parte è stata contrappuntata da un amarcord significativo per la musica barese, quello straordinario binomio artistico tra Michele Marvulli e Nino Rota che tanto ha dato alla scuola musicale del capoluogo pugliese. Frequenti erano gli scambi tra podio e tastiera, dei due, nel suggestivo «Concerto Soirèe» rotiano, che Marvulli, dunque, conosceva a menadito. La sua è stata un'esecuzione di rapinosa bellezza timbrica: c'era, in ogni frase, il tipico spirito rotiano dolce e malinconico, ma sempre improntato a un alto ideale di purezza musicale. Si trattava, peraltro, di un'altra pagina pianisticamente piuttosto rognosa (soprattutto nella «Quadriglia» e nel «Can Can»), resa da Marvulli con brio e la consueta spigliatezza. Né si può tacere dell'orchestrazione raffinata e densa di colori, anche in questo caso impreziositi dall'Eurorchestra. Grandi applausi finali per tutti e non è mancato neanche l'amato Rota cinematografico, tornato a far capolino in un medley firmato dallo stesso Marvulli per bis.
EURORCHESTRA Il concerto a Bari. Primavera sogni e melodie.
Da Napoli agli USA con l' ensable di F. Lentini e le voci di D. Diomede, R. Liccardi e G. Zuccarino
Gazzetta del Mezzogiorno 8/04/2005 (Nicola Morisco)
Concerto di Primavera», una tradizione che si ripete ogni anno per la stagione concertistica dell'Eurorchestra diretta dal maestro Francesco Lentini. Con «Musica per sognare, viaggio tra le musiche del cuore» l'orchestra da camera ha eseguito, in un affollato concerto allo Sheraton di Bari, alcune tra le più nobili melodie del repertorio popolare, in un percorso sonoro tra Napoli, alcuni classici della canzone americana e composizioni tratte da operette e musiche da film, trascritte e riarrangiate per orchestra dalla compositrice barese Angela Montemurro. Complici delle «divagazioni» canore le belle voci liriche del soprano Raffaella Liccardi, del baritono Gianfranco Zuccarino e quella più «pop» della vocalist Daniela Diomede. Un trio vocale ben architettato, capace di spaziare nei diversi campi della proposta musicale congeniata dell'Eurorchestra. Il metodo di scelta dei brani si è rivelato soprattutto emozionale ed ogni canzone rivisitata dalla Montemurro ha mostrato di possedere un delicato tocco di classicità, favorendo volutamente l'orchestrazione e gli interventi dei solisti come quelli di Giuseppe Lucio Summo all'oboe, Francesco Scoditti al flauto e Annibale D'Ambra al corno, impeccabili nei momenti a loro dedicati. Inoltre, le riletture della Montemurro sono state realizzate con una totale condivisione di tutti gli interpreti, lasciando spazio ad un coinvolgimento personale. "I brani scelti per questo concerto sono magistrali, di altissimo livello artistico" ha spiegato la Montemurro "Sono delle vere e proprie lezioni di musica, delle opere d'arte in tre minuti". Il concerto poteva essere rinviato per la scomparsa del Santo Padre, ma come ha ricordato all'inizio Lentini: «Wojtyla era il papa della gioia e pensiamo che sarebbe stato contento di questo concerto, per questo abbiamo deciso di omaggiarlo con due composizioni di grande spiritualità, per ricordare la sua immensa figura». Si è così iniziato con il tema del film Fratello Sole, sorella luna di Riz Ortolani, che ha suscitato una inevitabile commozione. Nella prima parte del concerto, la Liccardi ha reinterpretato con padronanza, pathos e grande tecnica vocale alcune delle pagine indelebili della melodia napoletana come Na sera 'e maggio, Marechiare, Je te vurria vasà. Toccanti anche le interpretazioni di Zuccarino in Vecchio frack di Domenico Modugno e nei duetti con la brava Daniela Diomede in Che cosa c'è di Gino Paoli, vestita da un arrangiamento dai sapori raveliani e Tu sì na cosa grande, di Modugno. passerella solista per la Diomede, poi, per interpretare Senza fine e Il cielo in una stanza di Paoli, una toccante Almeno tu nell'universo (successo di Mia Martini) e un'inedita composizione della Montemurro, Ricordo di Lampo, su testo del poeta Ferdinando Marotti. Nella seconda parte, un altro omaggio al Papa con Mission di Ennio Morricone. Poi, il viaggio si è articolato attraverso un puzzle geografico che, partendo dall'Italia con Tu che m'hai preso il cuor si è spostato in America con The man I love, Feelings, Unforgettable, New York, New York e Cabaret, poi in Argentina col Libertango di Piazzolla, fino a concludersi con un volo spiccato nel blu dipinto di blu auspice l'inossidabile melodia di Volare. Successo, come prevedibile, generoso e meritatissimo.
Serata beethoveniana con L'EurOrchestra
Il Turco Yaslicam suk pudio, Lentini solista nel "Concerto" per violino
Contrappunti Maggio 2005 (Francesco Scoditti)
Il quinto concerto dell'attuale stagione musicale dell'Eurorchestra ha riservato ai numerosi abbonati una gustosa sorpresa: difatti, nella serata del 23 Febbraio, denominata "Concerto d'Inverno", sul podio, alla guida del complesso sinfonico barese, per la prima volta in cinque anni, non si esibito Francesco Lentini, ma un bravo e preparato musicista di origini turche, Emil Guven Yaslicam. Nato ad Ankara, Yaslicam è stato compagno di studi di Lentini presso i fruttuosi e fondamentali corsi estivi del M° Franco Ferrara, tenuti all'Accademia Chigiana di Siena, dove ha ricevuto il diploma di merito. In seguito, il direttore turco è stato spesso attivo nel nostro paese, guidando vari complessi sinfonici italiani, fra i quali ricordiamo l'Orchestra di Lecce e l'Orchestra Sinfonica di Avellino. Per la manifestazione barese Lentini gli ha affettuosamente affidato il suo complesso, in occasione, fra l'altro, di un impegnativo concerto tutto destinato alla musica beethoveniana, con la presenza al violino solista di Michelangelo Lentini. Beethoven fu compositore universale; le sue idee sulla fratellanza e libertà dei popoli interessarono a fondo la sua musica, conferendole quel respiro europeo dai posteri ampiamente riconosciuto. Significativa e particolarmente apprezzabile è stata quindi la scelta della direzione artistica dell'Eurorchestra nell'invitare un artista turco alla guida di una manifestazione beeethoveniana, considerato il particolare momento storico in cui finalmente la Turchia, fra mille difficoltà, può sperare in un probabile ingresso nella grande Comunità Europea. La serata ha previsto come primo brano in programma la possente Ouverture op.62 "Coriolano", una delle composizioni più fosche e tragiche che il musicista abbia concepito; la direzione di Yaslicam ha indubbiamente esaltato le potenzialità sinfoniche dell'Eurorchestra, curando in particolare la qualità del suono del complesso e la bellezza del fraseggio degli archi. Indubbiamente il direttore turco possiede un gesto ampio, particolare, molto comunicativo che si coniuga ad una grande sicurezza ritmica e ad una notevole consapevolezza dei tempi. Nel Coriolano Yaslicam ha optato per un allegro ben moderato, libero ed elastico nello scorrere del tempo; ciò gli ha permesso di curare con attenzione gli aspetti più interessanti della partitura, come il drammatico inciso iniziale che testimonia sin dall'inizio il carattere conflittuale dell'opera. Particolarmente convincente è stata la resa dei temi principali, irrequieto ed anelante il primo, nobile e lirico il secondo, grazie anche all'indubbio valore strumentale del complesso sinfonico. E' stato poi l'intervento del violinista Michelangelo Lentini a caratterizzare l'intero concerto; per l'occasione, il giovane talento barese ha potuto usufruire, grazie alla benevolenza di un collezionista francese, di un violino Guarnieri classe 1745, uno splendido strumento che, suonato professionalmente, garantisce una straordinaria ricchezza di colori, un suono terso, e accattivante, molto presente nel timbro anche a distanza dal palco. Lentini ha quindi proposto al folto pubblico in sala (nonostante la presenza contemporanea a Bari di ben due altri importanti concerti) le Romanze op.40 ed op.50; delle due, la prima, in Sol maggiore, denota nel contrasto tra "solo" ed orchestra una maggiore individualità di caratteri musicali, anche se gli esecutori preferiscono la seconda in Fa maggiore, per la sua naturale cantabilità e limpidezza mozartiana. In pieno accordo con il direttore, il violinista ha eseguito entrambe con grande eleganza nel fraseggio; approfittando poi dei tempi distesi e lirici dettati dalla bacchetta di Yaslicam, il solista ha conferito alla parte violinistica un taglio assai ispirato, giocando con una ragguardevole varietà di accenti espressivi.
La seconda parte della serata ha previsto il Concerto in Re maggiore per violino ed orchestra, penultimo dei concerti beethoveniani e unico destinato a questo strumento dal compositore di Bonn; partitura intrisa di lirismo e canto, il concerto necessita un impegno interpretativo non indifferente ed in questo il giovane solista ha denotato una notevole maturità esecutiva, cogliendo l'aspetto più peculiare del brano, quella intensità espressiva che domina anche nei passi più virtuosistici. Nell'Allegro ma non troppo iniziale i motivi principali sono quasi complementari, sereni e trasparenti, per cui il violino s'inserisce con mirabile semplicità nel bellissimo flusso orchestrale: Lentini ha denotato una ricca personalità interpretativa, insistendo con cura, sia nel I tempo sia nell'intenso Adagio centrale, sulla poetica e talvolta struggente cantabilità della composizione. Il luminoso "Rondo" finale, condotto con ritmo deciso dal direttore, è stato eseguito con particolare spigliatezza tecnica, così da concludere con la giusta vivacità quest'indubbio capolavoro. Al termine, un bis di natura cameristica, il Preludio ed Allegro di Kleisler, trascritto per violino ed orchestra in poche ore dalla madre del solista, la compositrice Angela Montemurro, ha concluso tra gli applausi il concerto.
Con il turco Emin Yaslicam Beethoven ritorna eroico
Per L'EurOrchestra, solista il violinista Michelangelo Lentini
Gazzetta del Mezzogiorno 11/3/2005 (Ugo Sbisà)
In un periodo nel quale la vecchia Europa cambia sembianze accogliendo nel proprio seno nuovi Paesi e s'interroga se estendere i propri confini sino a quella Turchia un tempo considerata la maggiore insidia per il mondo occidentale, ascoltare un musicista turco dirigere un programma interamente dedicato a Beethoven è certo il miglior esempio di come l'arte e la musica in particolare possano favorire l'integrazione fra culture diverse molto più rapidamente (e talora persino più efficacemente ) dei trattati internazionali. Non sorprende quindi che,sebbene si sia a lungo perfezionato in Italia, collaborando stabilmente persino con la Sinfonica salentina il turco Emin Guven Yaslicam abbia offerto una convincente interpretazione beethoveniana nel bel concerto allo Sheraton di Bari che l'ha visto affiancato al talentoso violinista Michelangelo Lentini per la stagione dell'Eurorchestra. Confermando la bella attitudine a proporre programmi «a tema», l'ensemble guidato da Francesco Lentini, che per una volta ha ceduto la bacchetta a un direttore ospite, ha proposto un indovinato itinerario intitolato Il violino di Beethoven e dedicato alle poche, ma intense pagine che il grande di Bonn dedicò a questo strumento. Apertura sinfonica, in ogni caso, con la celebre ouverture dal Coriolano, della quale Yaslicam ha saputo enfatizzare in maniera estremamente suggestiva i toni eroici, senza per questo rinunciare a un lavoro di cesello nelle sfumature, sottolineando con estrema sensibilità la continua, fremente tensione che permea la partitura, ben assecondato dall'orchestra barese. Poi, appunto, la parte violinistica, affidata al giovane Michelangelo Lentini ( 23 anni ) stavolta alle prese con un programma impegnativo che richiedeva una notevole maturità interpretativa. Se nella sua produzione cameristica Beethoven dedicò al violino una buona attenzione, come dimostrano le dieci Sonate col pianoforte, il suo impegno in campo orchestrale appare decisamente più ridotto, ma solo nella quantità delle composizioni: le due ispirate Romanze in sol e fa maggiore e il monumentale Concerto in re maggiore, tra i capolavori assoluti della produzione beethoveniana ( per intenderci al pari della Quinta sinfonia, della Sesta e della Nona o del Concerto «Imperatore» per pianoforte ) oltre che caposaldo della letteratura violinistica. Impegno arduo, pertanto, per non dire addirittura azzardato, che però Lentini, a dispetto dell'ardore tipico della sua età, ha affrontato con buon temperamento e soprattutto con notevole senso della misura. Delicate e meditative le sue Romanze, volte alla ricerca non solo della cantabilità, ma soprattutto della luce interiore, molto equilibrato il Concerto, affrontato senza mai perderne di vista il respiro sinfonico che, specie nel primo movimento, svolge un ruolo determinante. Un'interpretazione, quella di Lentini, frutto di una buona musicalità e soprattutto di un'ottima scuola, ricordiamo fra i tanti Felix Ayo, Uto Ughi e il «nostro» Massimo Quarta, cui ha contribuito in maniera significativa anche Yaslicam, direttore dal gesto a tratti estroso, ma in quest'occasione anche partner prezioso capace di condurre l'orchestra anche visivamente in una sorta di «duetto» col solista. Applausi lunghi e più che meritati per orchestra, direttore e solista che, per l'occasione, suonava uno splendido Guarneri del 1745 messogli a disposizione dal collezionista e liutaio francese Claude Lebet. E bis con una bella versione del Preludio e Allegro di Fritz Kreisler trascritta per violino e orchestra da Angela Montemurro. Da ricordare, infine, nell'intervallo, la consueta parentesi «letteraria» affidata a Peppino Aceto che ha proposto al pubblico una lettera d'amore tratta dall'epistolario beethoveniano.
Pierino? Un cavolo a merenda!
Gianni Ciardo voce recitante con l'ensamble diretto da Francesco Lentini con la fiaba di Prokofiev, le rare filastrocche di Tofano e una novità di Angela Montemurro
Gazzetta del Mezzogiorno 4/2/2005, (Nicola Sbisà)
Bando alle parrucche ed ai cappellini, nel concerto di Carnevale promosso dall'Eurorchestra. La giocosità di circostanza è stata mantenuta esclusivamente nel programma, nella cui pirotecnica presentazione molto peso ha avuto la presenza di Gianni Ciardo come «voce recitante». L'attore barese, e l'aggettivo è quanto mai d'obbligo, non rinuncia mai appunto alla sua «baresità», nella quale notoriamente confluiscono oltre che inflessioni dialettali, modi di dire, frasi dette «sottolingua» (usiamo la traduzione italiana!), anche quegli atteggiamenti scanzonati e da falso imbranato, che sono un po' la «cifra» di un personaggio teatrale (ma non sempre solo teatrale), che solo in parte è «costruito» e per il resto è spontaneo! Pur legato ad un programma preordinato, Ciardo si è concesso non poche libertà, passando con sempre coinvolgente disinvoltura dalle filastrocche quasi surrealiste dell'indimenticato Sergio Tofano, musicate con gusto da Carlo Boccadoro (I cavoli a merenda), all'ultima creazione di Angela Montemurro, una «cantata buffa» che la pianista e compositrice barese, ha composto ispirandosi a Cervantes. Un breve episodio tratto dal Don Chisciotte e opportunamente rimanipolato dalla stessa Montemurro, si è sostanziato in un felice intreccio fra parole e interventi strumentali. Infatti alla voce recitante, si affiancavano ottavino e basso tuba, in un discorso serrato e colorito che richiamava il titolo del brano: Dialogo di Dulcinea e Sancho Panza. La musica si snodava piacevole e le parti solistiche sono state rese ottimamente dal flautista Francesco Scoditti e dal basso tuba Daniele Volpicella. Conclusione con un brano col quale Ciardo ha ormai da tempo dimestichezza, la celebre favola musicale Pierino ed il lupo di Prokofiev (ne realizzò anni fa anche una riuscita registrazione). Serata riuscita e molto impegnativa per Francesco Lentini, che se ha come sempre rivissuto la musica con il calore e la sincera partecipazione che gli sono naturali (ben seguito dal suo complesso), pur stando argutamente al gioco, ha dovuto «parare» non poche volte le estemporanee sortite di Ciardo - che comunque il pubblico ha non poco gradito, ridendo di cuore - e mantenere il tutto nell'ambito di una corretta validità musicale.
Capodanno Tricolore con Lentini
Ouvertures e aire d'opera per salutare il 2005
Una scelta condivisibile
Gazzetta del Mezzogiorno 7/1/2005, (Nicola Sbisà)
E'pur vero che, chiamando il suo complesso «Eurorchestra», Francesco Lentini ha inteso dare subito l'idea di un'apertura vasta ed articolata alla compilazione dei programmi. Questo non significa tuttavia rinunciare all'orgoglio, legittimo e condivisibile, di sentirsi «italiano». Di qui la più che apprezzabile decisione di realizzare l'ormai tradizionale «concerto di Capodanno» in chiave tutta italiana, evitando gli scimmiottamenti para-asburgici che si giustificano in altre atmosfere, che sicuramente non ci appartengono. Un programma, quello presentato nel salone dello Sheraton, che si ricollegava alla più pura tradizione operistica italiana, ed attuato in maniera esemplare, impegnando quattro voci anch'esse «nostre» e scelte fra le migliori che la Puglia ha saputo offrire al mondo dell'opera: il soprano Marilena Gaudio, il mezzosoprano Giulia Calfapietro, il tenore Leonardo Gramegna ed il basso baritonale Antonio Stragapede. Tutti artisti di ben nota levatura e che non solo hanno cantato e molto bene i brani prescelti, ma che hanno anche sopperito con disinvolta disponibilità alla mancanza di un coro! Infatti hanno dato vita con slancio e impeccabili esiti, anche al finale del 2° atto di Traviata, ricreando in maniera esemplare la festosa e colorita presenza delle zingarelle e dei matador, al punto che a più d'uno è parso che fosse un coro a cantare. E la stessa cosa è avvenuta quando, per rendere omaggio alla vittime del maremoto asiatico, hanno eseguito il «coro a bocche chiuse» dalla Butterfly (il pubblico l'ha ascoltato in piedi). Programma, si diceva, tutto italiano. Aperto da una appassionata esecuzione strumentale del valzer verdiano che Rota incluse nella colonna sonora del Gattopardo e proseguito poi con Una voce poco fa dal Barbiere di Siviglia, cantata con maliziosa e gradevole impronta dalla Calfapietro, cui ha fatto seguito Stragapede con una trascinante esecuzione della Calunnia. Quindi un E lucean le stelle da Tosca, nella appassionata interpretazione di Leonardo Gramegna, ed ancora Tacea la notte dal Trovatore, reso con grande comunicativa dalla Gaudio. Nella seconda parte della serata, dapprima la ironica declamazione di Dulcamara Udite o rustici da Elisir d'amore, resa molto bene da Stragapede, quindi ancora Il Trovatore con uno Stride la vampa denso di cupi accenti, cantato dalla Calfapietro, ed il terzetto Di geloso amor sprezzato che ha visto in luminosa competizione, vocale ed interpretativa, la Gaudio, Gramegna e Stragapede. Conclusione festosa e... realistica, col «brindisi» da Traviata. Cantanti e pubblico si sono infatti uniti nel sollevare i bicchieri, colmi di degli spumanti della cantina «Crifo» di Ruvo, per inneggiare al nuovo anno. Ovviamente è stato richiesto ed ottenuto il bis. Solo in questa circostanza si è affacciato un pizzico di atmosfera viennese: il pubblico ha scandito il brindisi battendo le mani. Ma la serata, presentata da Gustavo Delgado (che non ha perso occasione per infiorare il discorso con le sue ormai note ed estemporanee battute), non si è esaurita lì. Come già in passato, Francesco Lentini, che ha diretto con la consueta calda ed istintiva partecipazione, esaltando la vocalità dei suoi solisti, ha invitato a salire sul podio ed a dirigere un personaggio di rilievo presente in sala. Questa volta è toccato al vice presidente della giunta regionale Giovanni Copertino, intervenuto insieme a Rocco Palese, e che ha accettato di buon grado di assumere un ruolo inatteso, ma nel quale si è disimpegnato con eleganza. Nel corso della serata, il pubblico ha anche festeggiato, applaudendola calorosamente, il soprano Nora Antonacci, una delle cantanti baresi che hanno dato con la loro arte grande lustro alla città e che oggi trasmette a molti giovani, con un prezioso ed inimitabile insegnamento il retaggio della sua indimenticata vocalità.
Felix Ayo a Bari
Il grande violinista spagnolo in concerto con l'Eurorchestra
Contrappunti Dicembre 2004, (Francesco Scoditti)
Partenza prestigiosa per la quinta stagione dell'Eurorchestra, il complesso cameristico guidato da Francesco Lentini, con l'esibizione a Bari, presso l'Hotel Sheraton, del celebre violinista spagnolo Felix Ayo. Il concerto inaugurale del 22 Novembre ha rappresentato un importante evento cittadino, a giudicare dalla folta presenza d'autorità locali e dal cospicuo pubblico intervenuto alla manifestazione; del resto, Felix Ayo continua a rappresentare una delle più carismatiche personalità violinistiche internazionali. Accademico di Santa Cecilia, fondatore e membro del noto complesso "I Musici" e dello straordinario "Quartetto Beethoven", Ayo ha al suo attivo alcune delle più fortunate incisioni di musica classica, fra le quali proprio le "Quattro stagioni" vivaldiane, eseguite la sera del concerto barese, la cui riproduzione discografica ha venduto nel corso degli anni quasi nove milioni di copie.
La manifestazione, significativamente intitolata "La gioia della Musica", ha sancito l'avvio ufficiale della nuova stagione dell'Eurorchestra, curata con particolare perizia dal direttore artistico Francesco Lentini, con un cartellone ricco di ben 12 incontri, destinati a soddisfare un po' tutti i gusti, dal barocco al leggero, dal lirico al sinfonico.
Il concerto è stato incentrato essenzialmente sulla produzione barocca, repertorio di cui il grande violinista spagnolo è uno dei massimi esecutori viventi; primo brano in programma il Concerto il La Magg. N°4 di Vivaldi per orchestra d'archi, condotto con consapevole eleganza dal M° Lentini, il quale ha ormai costruito un rapporto di fluida simbiosi musicale con il gruppo strumentale. A tal riguardo, l'orchestra da camera, in tutta la serata, è apparsa estremamente convincente, con un suono bello ed omogeneo, sicura nell'intonazione, varia nelle dinamiche nonostante l'acustica sfavorevole, supportata da ottime prime parti, quali Michelangelo Lentini al primo violino e il solido Antonio D'Antonio al violoncello.
Il Concerto in Mi magg. per violino ed archi di J.S.Bach, secondo brano in programma, può essere definito "vivaldiano" nell'organico strumentale, nella forma e nello stile, anche se con maggiore propensione alla complessità contrappuntistica. Ayo lo ha interpretato con grande lucidità esecutiva, con una tecnica esemplare, senza mai eccedere in sbavature inutilmente espressive o pseudo-romantiche. Colpisce, del resto, di questo eccellente solista la pulizia e la razionalità dell'esecuzione, priva di orpelli musicalmente retorici, conservando sempre sia la giusta espressività nelle note dolenti dell'Adagio, sia la vivezza del suono nell'impulso ritmico del terzo tempo. Così è stato anche per le "Quattro Stagioni" di Vivaldi, di cui Ayo ha fornito un'interpretazione lineare ed impeccabile; ad esempio, nel celeberrimo movimento iniziale del Concerto "La primavera" si è evitato, in pieno accordo con il direttore, l'usuale allegro eccessivamente vivace, optando per un tempo più contenuto, nel quale poter cogliere con maggiore precisione lo straordinario gioco di sonorità scintillanti affidati ai tre violini solisti, sottolineando, senza alcuna confusione, quell'impressione di volubilità della Natura voluta dal compositore. Dal canto suo Francesco Lentini ha seguito con estrema attenzione e sicurezza le scelte ritmiche e dinamiche del grande solista, sostenendolo con calda partecipazione musicale, conducendo la sua orchestra verso un convincente successo, testimoniato dalla richiesta di ben due bis.
Nel corso della serata per la prima volta è stato consegnato al violinista spagnolo il premio "Note dell'Olimpo", una bella iniziativa dell'Associazione Eurorchestra, istituita per onorare nel migliore dei modi importanti personalità nel campo della musica internazionale. Chi sarà il prossimo? Considerato il valore del primo premiato, c'è da ben sperare!
Felix Ayo, uno strepitoso ritorno
Anche le «Quattro stagioni» di Vivaldi nel programma: sul podio Francesco Lentini
Il grande violinista spagnolo in concerto con l'Eurorchestra
Gazzetta del Mezzogiorno 24/11/2004, (Nicola Sbisà)
Negli anni '50 apparve sulle scene concertistiche, e non solo italiane, un gruppo di giovani strumentisti «I Musici» che si impose subito all'attenzione del pubblico e della critica, ricevendo poi la «benedizione» entusiasta di Arturo Toscanini. Il gruppo si esibì a Bari per la Fondazione nella sala Giuseppina. Ne facevano parte italiani e stranieri, e fra questi c'era come «primo violino» Felix Ayo che, finita l'«aurea stagione dei Musici» (peraltro piuttosto lunga negli anni e documentata da oltre un centinaio di dischi), dalla natia Spagna si fermò in Italia, imponendosi come solista di prestigio. In tale veste tornò nuovamente a Bari, esibendosi con la locale orchestra sinfonica. Oggi Ayo, fra l'altro «accademico di S.Cecilia» è un sicuro punto di riferimento per l'arte violinistica e come straordinario docente e come concertista. Fra le sue registrazioni discografiche, Le quattro stagioni di Vivaldi sono un vero «classico» della discografia vivaldiana e questi celebri quattro concerti sono tuttora un suo cavallo di battaglia. Proprio in considerazione di ciò, inaugurando la quinta stagione, dell'Eurochestra, Francesco Lentini ha inteso invitare Ayo come solista nel primo incontro intitolato La gioia nella musica. In programma ovviamente, oltre ad un «concerto» per archi di Vivaldi ed al Concerto in mi magg. per violino ed archi di J.S.Bach, anche le celeberrime Quattro stagioni. Esito addirittura strepitoso. Lentini, una volta di più ha dispiegato il suo temperamento fervido e mediterraneo, conferendo alla musica di Vivaldi e Bach un calore sincero, una luminosità trascinante, in fecondo equilibrio e serrata dialettica con lo straordinario solista. Il violino di Ayo ha cantato con mirabile, raffinata precisione le strutture del «concerto» di Bach (il più vivaldiano dei tre) ed ancor più le avvincenti melodie e gli incisivi giochi ritmici di Vivaldi, con una suggestiva quanto viva interpretazione, nella quale la colorita descrittività, la gioiosa vitalità si fondevano puntualmente con i momenti di più profonda interiorità. Esecuzione somma quella delle Stagioni, che ha entusiasmato il foltissimo pubblico, che ha richiesto a gran voce, ottenendoli, malgrado l'ora tarda, ben due bis (ovviamente dalle Stagioni). Non si può, comunque non ricordare il rilievo che proprio nelle stagioni hanno avuto due delle prime parti dell'Eurorchestra, con le quali Ayo si è vivamente complimentato: il violinista Michelangelo Lentini ed il violoncellista Antonio D’Antonio. Prima della seconda parte del concerto a Felix Ayo è stato consegnato il premio Note dell'Olimpo, un riconoscimento che da quest'anno l'Eurorchestra intende conferire agli artisti più illustri che abbiano onorato la musica. Al concertista, commosso per il ricoscimento, il pittore e scultore Mario Piergiovanni ha poi donato una sua opera, altri doni gli sono stati consegnati dal Lions Club e dal presidente dell'Eurorchestra dott. Lorenzo De Fronzo.
Stagione 2003-2004
Le piace Mozart? Montemurro - Lentini coppia in musica. EurOrchestra concerto alla Sheraton di Bari
Gazzetta del Mezzogiorno 28 Maggio 2004, (Nicola Sbisà)
Poco meno di cinquant'anni fa, Françoise Sagan - oggi ne se ne parla più! - sull'onda del successo del suo primo romanzo Bonjour tristesse (cui seguirono Un certain sourire e Dans un mois, dans un an) scrisse Aimez-vous Brahms. La grinta dell'allora giovane scrittrice si andava affievolendo, ma quest'ultimo titolo restò come modello, non per avvenimenti letterari, bensì musicali. Esplicitamente, l'Eurorchestra di Francesco Lentini l'ha scelto per il suo penultimo concerto, calibrandolo però ad un altro autore, sicuramente non meno emblematico: Mozart.
Aimez-vous Mozart? quindi indicava chiaramente la scelta del programma e difatti nel corso della serata, svoltasi nel gelido salone dello Sheraton, sono state presentate due opere somme del grande Salisburghese: il Concerto per pianoforte e orchestra K 453 e la celeberrima Sinfonia K 550. Il K 453 strutturalmente è forse una delle composizioni mozartiane del genere che meno si possono inquadrare in uno schema scontato. È una pagina che impegna l'interprete in un particolare approfondimento dei significati più che per la scrittura, meno complessa del solito. Angela Montemurro, che è stata la solista, ne ha centrato pienamente questo aspetto, disegnandone con limpidezza di tocco e ammirevole fluidità la crescente brillantezza del primo tempo, l'aerea spaziosità cantante del bellissimo Andante e la sorridente - quasi da opera buffa - ironia che vena l'Allegretto conclusivo. L'accordo con l'orchestra condotta con mano sicura da Francesco Lentini è stato esemplare.
Calorosi applausi ed alla fine replica di una parte del Concerto, un bis che solista e direttore hanno preferito ad un brano solamente pianistico.
Lentini ha poi diretto la K 550, con un piglio decisamente personale. Una serena gravità, in linea generale, caratterizza le ultime sinfonie di Mozart, ma Lentini ha inteso cogliere nell'opera un carattere più acceso, espresso con sonorità intense, tempi decisi, il tutto in un'atmosfera chiaramente più «sofferta». L'immensità della concezione musicale mozartiana, è comunque tale che si presta agevolmente a interpretazioni meno consuete, anzi ne riceve una ampia e feconda conferma. Alla fine sinceri applausi.
I bimbi senza tempo della Disney-Rapsodia.
Con l' EurOrchestra diretta da Francesco Lentini
Gazzetta del Mezzogiorno 10 Aprile 2004, (Nicola Sbisà)
Fra il pubblico che aveva praticamente esaurito i pur tanti posti del salone dello Sheraton, i bambini non erano molti, ma il programma del concerto Musica per sognare presentato dall'Eurorchestra, andava sicuramente bene per i bambini di un tempo. Chi oggi ha i capelli grigi non ha certo dimenticato film come Fantasia o Biancaneve o ancora Mary Poppins.
Per molti perciò la «rapsodia» che Angela Montemurro ha creato fondendo, e riorchestrando, i temi musicali più noti delle colonne sonore di questi e di altri film della Disney, è stato simpatico, e forse commovente, motivo di riandare indietro con la memoria e rivivere le stesse emozioni che personaggi di favola suscitavano nei piccoli di allora.
Iniziativa simpatica, ha coinvolto oltre che l'Eurorchestra, opportunamente rinforzata per l'occasione, anche il coro di voci bianche del Conservatorio «Piccinni» (magistralmente istruito e guidato... a distanza da Emanuela Aymone), anche gli ottimi cantanti Daniela Diomede e Gianfranco Zuccarino. Tutti diretti con il caloroso trasporto di sempre da Francesco Lentini.
A rendere più suggestiva questa, che era la prima parte della serata, anche la proiezione animata dei personaggi dei film dai quali erano tratte le musiche, un corredo visivo molto ben curato da Alessandra Partipilo con la regia di Daniele Sgaramella.
Dopo la fase-Disney, coronata da un calorosissimo successo, un tuffo nel repertorio degli evegreen della canzone con l'impegno solistico di Daniela Diomede, Michele Bavaro e del sassofonista Bruno Tassone. E così dopo il risveglio dell'infanzia, il ripasso dello ieri più immediato e pur sempre caro, con Tassone che da quel raffinato virtuoso qual'è ha suonato fra l'altro Obivion, Once I had a secret love e Libertango, Bavaro che ha dato la sua personale appassionata versione di Yesterday, Unforgettable e My Way e la Diomede che ha cantato con trasporto Le foglie morte e New York.
Pubblico già ben disposto, la bravura dei cantanti ed il fascino dei brani eseguiti hanno dato il tocco finale al successo della serata conclusasi col coinvolgimento degli ascoltatori in una calorosa ed entusiasta esecuzione di Nel blu dipinto di blu. Una gioia sincera in tutti, con scambi fervidi di «Buona Pasqua».
Variazioni sulla «Passione» L'EURORCHESTRA A BARI.
Un riuscito concerto con musiche di Haydn e Pergolesi
Gazzetta del Mezzogiorno 25/3/2004 (Nicola Sbisà)
Concerto d'atmosfera quello che l'Eurorchestra di Francesco Lentini ha presentato allo Sheraton di Bari nell'imminenza di Pasqua. Due le opere in programma, innanzitutto la Sinfonia n. 49 - La Passione di Haydn e quindi quell'incontestato capolavoro di Pergolesi, qual è lo Stabat Mater. Come avemmo modo di sottolineare in una precedente occasione, pare che il titolo La Passione, dell'opera di Haydn non vada collegato alla Passione di Cristo, ma inteso invece come riferimento ad una «emozione» pensosa e profonda che anima l'intera opera. Per inciso, Haydn aveva esplicitamente dedicato alla Passione di Cristo la Sinfonia n. 26. La n. 49 appartiene invece, fu scritta nel 1768, al gruppo di composizioni del periodo vicino al fervore dello Sturm und Drang, il movimento preromantico che vide Haydn superare lo stile galante e provarsi con concitazioni drammatiche, tonalità più cupe. La struttura è quella di una «sonata da chiesa» e la sinfonia, fatto inusuale, si apre con un Adagio estremamente espressivo e dopo un Allegro venato dai sinistri accenti, trova un momento di più incisiva spensieratezza nelle dolcezze laudative del Minuetto per concludersi nel più gagliardo slancio del Presto finale. Lentini ha ristretto opportunamente l'organico nei termini originali, ottenendo peraltro le sonorità opportune a rispecchiare lo spirito generale dell'opera, con una intensità cupa quanto espressiva. L'attesa tuttavia era per Pergolesi, nel cui Stabat Mater sono state impegnate due valenti cantanti nostre: il soprano Raffaella Liccardi ed il mezzosoprano Giulia Calfapietro. Un duo che è risultato molto ben assortito, con una esemplare integrazione di timbri vocali e, non meno importante, con una feconda identità di vedute sul piano interpretativo. E nei rispettivi «a solo» (eccezionale il Vidit suum della Liccardi e non meno efficace l'Eja Mater della Calfapietro) e nei «duetti» (particolarmente struggente il Quando Corpus), le due cantanti hanno saputo ricreare in maniera esemplare quella dolorosa tensione che si evolve verso la conclusiva appassionata affermazione di fede. Il supporto strumentale realizzato da Lentini è stato di altrettanta avvincente eloquenza. L'esito ha permesso al pubblico di apprezzare la tenerezza ambigua che anima l'opera, in bilico fra raccolta ed umana umiltà e luminosa se pur malinconica aspirazione al divino. Il testo dei versetti, tradotto in italiano, è stato recitato da Peppino Aceto ed Alberto Rubini, padre del noto attore cinematografico Sergio Rubini. Alla fine calorosi applausi.
Belcanto a scuola del giovane Rossini-"La Cambiale di Matrimonio" in Concerto
Gazzetta del Mezzogiorno 10 Marzo 2004, (Nicola Sbisà)
Proseguendo in quella che ormai da alcune stagioni è divenuta una gradita iniziativa nell'ambito della propria programmazione, l'Eurorchestra di Francesco Lentini ha presentato, nel salone dello Sheraton, un'opera.
Stavolta la scelta è caduta sulla farsa comica del diciottenne Gioachino Rossini, La cambiale di matrimonio. Lavoro tutto sommato ancora tradizionale come impostazione, ma nel quale appaiono a tratti balenanti e avvincenti gli elementi che avrebbero caratterizzato l'esplosione definitiva del genio dell'autore.
Sin dalla sinfonia, e poi nel gustoso contrasto di caratteri fra i due bassi comici - il «nobile» ed il «caricato» - si colgono i fermenti creativi del giovane compositore che poi nella lunga «aria» di Fanny - la ragazza destinata al matrimonio per lettera - offre occasione all'interprete di sfoggiare luminosi virtuosismi belcantistici.
Scelta del lavoro a parte, va rilevato come l'iniziativa acquisti ulteriori particolari benemerenze in quanto ha costituito una rara, ma sicuramente costruttiva esperienza per i giovani interpreti, tutti cantanti già diplomati o ancora studenti, provenienti dalla classe di canto di Giacomo Colafelice, al Conservatorio «Piccinni». Ed è stato lo stesso Colafelice ad assumere per l'occasione, il ruolo di maestro-preparatore, mettendo a frutto la personale esperienza teatrale. La regia - pur essendo stato il lavoro presentato in forma semi-teatrale, è stata curata da Rosanna Amati, che ha dato un sicuro apporto alla recitazione dei giovani interpreti.
Ovviamente si trattava di qualcosa a metà strada fra il saggio e lo spettacolo vero e proprio, ma il gruppo dei giovani cantanti se l'è cavata benissimo, rivelando una chiara e ben controllata impostazione vocale, con una sincera adesione allo spirito dei rispettivi ruoli, rivissuti con scioltezza e proprietà. In particolare Anna Lacassia, che sostenueva il ruolo di Fanny, ha reso molto bene i passaggi virtuosistici della sua «aria». Accanto a lei espressivi e pur misurati, i due bassi comici Emil Zelev e Giovanni Scarpelli, ed il tenore Giuseppe Maiorano. Più che adeguati per l'impegno sostenuto Valerio Giorgio e Grazia Barile.
Francesco Lentini ha diretto con l'acceso impegno di sempre, ben servito dal suo agguerrito gruppo strumentale (già in questa circostanza all'orchestra Rossini non risparmia scoperti e sfiziosi passaggi solistici, specie per i fiati), al quale si era aggiunta come «basso continuo» per i recitativi Emanuela Aymone al clavicembalo.
Pubblico numeroso e largo di applausi.
Un violino trascinante-Michelangelo Lentini tra tecnica e passione
Gazzetta del Mezzogiorno 7 Febbraio 2004, (r.sp.)
Non capita tutti i giorni di ascoltare un programma nel quale il violino dialoghi con l'orchestra dall'inizio alla fine della serata. E a maggior ragione per questo, l'appuntamento del Concerto d'Inverno dell'Eurorchestra, che appunto impegnava allo Sheraton di Bari il giovane e talentoso violinista Michelangelo Lentini, costituiva un motivo di sicuro interesse per gli appassionati baresi.
Pupillo di Uto Ughi, che l'ha voluto con sé nei Filarmonici di Roma e che ne segue attentamente i progressi solistici, Lentini ha infatti allestito un programma quasi da concorso, assemblando una serie di pagine tratte dalla più popolare letteratura virtuosistica per violino, ma al contempo abbastanza raramente eseguite in concerto se non nei bis. Una scelta la sua, confortata da alcuni precedenti «doc», per tutti quello del grande Ruggero Ricci che in più occasioni è rifuggito dal tradizionale repertorio romantico, arrivando anche a registrare interi dischi dedicati a quelle composizioni definite oltre l'Oceano «virtuoso showpieces».
Pezzi da spettacolo, appunto, verrebbe da tradurre alla lettera, poiché non altrimenti potrebbero essere definite due pagine di Pablo De Sarasate come lo Zigeunerweisen (la cosiddetta Zingaresca) e la Carmen Fantasy. Composizioni nelle quali il piccolo violinista di Pamplona seppe riprodurre rispettivamente sia le policrome, trascinanti atmosfere della musica tzigana, sia i temi più noti della Carmen di Bizet, in un condensato di virtuosismo trascendentale. E ancora, pagine alle quali, sia pure per consuetudine... «discografica», non si può fare a meno di accostare la non meno nota Introduzione e rondò capriccioso di Camille Saint Saens.
Non è un caso, quindi, se Lentini abbia unito questi due autori nella seconda parte della serata, quasi a voler creare una sorta di crescendo che il pubblico ha dimostrato di apprezzare particolarmente, sottolineando con numerosi applausi le esecuzioni.
Sciolto nella tecnica, ma non per questo poco attento a esaltare la musicalità delle composizioni prescelte, Michelangelo Lentini ha comunque inteso evitare di allestire un programma che potesse sembrare solo frutto di «ardore giovanile» ( del resto è ancora al di sotto dei 25 anni ) e ha così scelto per la prima parte della serata brani sì violinistici, ma piùimpegnativi sotto il punto di vista della maturità interpretativa. Erano la celeberrima Ciaccona di Vitali, riproposta in una inedita versione per violino e orchestra (com'è noto l'originale prevede l'accompagnamento dell'organo), il Rondò dalla serenata Haffner di Mozart e, quasi a voler preannunciare il cambio di scena del secondo tempo, le paganiniane Variazioni sulla corda di sol sul Mosè di Rossini, pagina a sua volta di raro ascolto e giusto biglietto da visita di ogni virtuoso che si rispetti.
Ai «bravo» e agli applausi del pubblico, che hanno accompagnato le esecuzioni di Lentini fino ai due bis giunti con Bach e Bizet/De Sarasate, ha fatto da cornice l'Eurorchestra che, accortamente diretta da Francesco Lentini, ha ben sostenuto il solista dall'inizio alla fine della serata, in un programma nel quale il ruolo orchestrale era tutt'altro che secondario.
Eurorchestra, festa in musica e il Capodanno diventa anche un po' Carnevale
Gazzetta del Mezzogiorno 10 Gennaio 2004, (Nicola Sbisà)
Anche l'Eurorchestra ha inteso beneaugurare per il nuovo anno ai suoi fedeli sostenitori e l'ha fatto con la consueta cordialità di stampo quasi familiare che sovente si respira alle sue manifestazioni.
Va detto subito che Francesco Lentini, mai come in questa occasione, ha voluto sottolineare la sua «sicilianità» e difatti ha aperto la serata dirigendo musiche di Nino Rota, quelle appunto che il musicista creò per la festa del film Il gattopardo. Musica resa con il sincero caloroso impegno che contraddistingue la direzione di Lentini che, sempre per restare in materia di danze, ha proposto quella pagina ricca di ritmi e di saudade (peraltro filtrata dalla sensibilità tutta francese dell'autore) qual è la nota Scaramouche di Darius Milhaud, presentata nella versione per sax e orchestra, eccellente solista Pierpaolo Iacopini.
Musica a parte tuttavia, a sottolineare l'atmosfera festosa non sono mancate le gags del flautista Francesco Scoditti, l'énfant terrible del complesso, che ha coinvolto anche i colleghi.
Non a caso Lentini – che come sempre ha presentato singolarmente i brani che andava dirigendo – ad un certo momento è caduto in un comprensibile lapsus, parlando di Carnevale anziché di Capodanno.
Poi, ovviamente Strauss padre e figlio, ma con accorta scelta, ed un richiamo mirato al brindisi che ha concluso il concerto. E tuttavia anche in questo caso è riemersa la «sicilianità» del direttore. Dopo aver ceduto per un brano la bacchetta al presidente onorario dell'istituzione Lorenzo De Fronzo, Lentini ha invitato tutto il pubblico a brindare al Nuovo Anno sulle note della Cavalleria Rusticana.
«Viva il vino spumeggiante» quindi, cantato con impegno e bravura da Giulia Calfapietro, Antonello Mannarino e Gianfranco Zuccarino, mentre gli spumanti della Cantina sociale di Ruvo (uno degli sponsor dell'Eurorchestra), riempivano i bicchieri, poi deposti per battere le mani nell'immancabile Marcia di Radetzky.
Amarcord per due pianoforti-Marta Grilletti e Michele Marvulli,
la gioia della Musica
Contrappunti, Gennaio 2004 (Francesco Scoditti)
Dopo il Collegium Musicum, anche l’altra orchestra da camera “stabile” di Bari, l’Eurorchestra”, ha inaugurato la sua quarta stagione concertistica con una manifestazione realizzata presso l’Hotel Sheraton, nuova sede fissa delle attività del gruppo strumentale, nella quale si è esibito, di fronte al numeroso pubblico presente in sala, un duo storico del pianismo pugliese, composto da Michele Marvulli e da Marta Grilletti. La serata, quasi un evento, molto attesa negli ambienti musicali baresi, è stata fortemente voluta dal direttore artistico dell'Eurorchestra, il M° Francesco Lentini, ed ha riproposto insieme, dopo circa 50 anni, due capiscuola d’indubbio valore, provenienti dai prestigiosi insegnamenti di Franco Ruggiero e Nicola Costa, un’eredità artistica che Marvulli e Grilletti hanno poi brillantemente trasferito nella loro importantissima attività didattica, creando una scuola pianistica barese di livello internazionale. Il concerto inaugurale, quindi, significativamente denominato“La gioia della Musica”, se da un lato ha reso omaggio alla tradizione pianistica nostrana, giustamente rappresentata da questi due importanti docenti, dall’altra ha rappresentato la prima tappa di un’intensa stagione concertistica, messa a punto dalla direzione artistica dell’Eurorchestra, la quale prevede ben undici incontri, con una programmazione eterogenea che spazia dal sinfonico al lirico, dal cameristico al leggero.
La serata si è aperta con l’esecuzione della quinta Bachiana Brasilera di Villa Lobos, la più famosa di un gruppo di particolari composizioni in bilico fra le atmosfere contrappuntistiche di Bach e l’invenzione ritmica e melodica della regione nord-occidentale del Brasile. Concepita originalmente per dodici violoncelli e voce, la partitura ha spesso suggerito diverse trascrizioni, tra la quali annotiamo quella di Angela Montemurro, eseguita nella serata di cui sopra, la quale, con intelligente gusto orchestrale, ha trasferito la sensuale melodia della voce solista ai timbri dei legni, ponendo in risalto i solisti dell’Eurorchestra, fra i quali l’oboista Giuseppe Summo e la brava Dominga Damato, particolarmente apprezzata per il colore caldo del suo corno inglese.
A seguire, in una atmosfera di emozionata familiarità, testimoniata dalla folta presenza di pianisti locali in sala, si è esibito il duo Marvulli-Grilletti nel Concerto in Re minore per due pianoforti ed orchestra di Francis Poulenc. Strana ed affascinante questa partitura, una sorta di elegante “pastiche” fra spunti e idee di altri compositori, trattati con abile mano compositiva: già nel primo tempo la vigoria ritmica e talvolta brutale di Stravinsky si alterna con il pianismo romantico ed emotivo di Rachmaninov, tranne poi nel finale, dove la composizione assume un carattere quasi mistico, orientale, “esotico” negli armonici acuti del violoncello. Il secondo movimento presenta subito una linea tematica mozartiana, ma basta una sapiente armonizzazione, tipica di Poulenc, per conferire, al tutto un tratto leggero, nostalgico e parigino; infine, nel terzo movimento, i richiami al jazz, a Gershwin, al music-hall, sottolineano una atmosfera ironica e briosa. I solisti hanno suonato con notevole sapienza espressiva, scegliendo da un lato tempi stretti e trascinanti per i numerosi momenti virtuosistici e ritmicamente accesi della composizione, dall’altro acuendo, nelle sezioni più riflessive, gli aspetti cantabili, melanconici, caratteristici del compositore di Parigi, giocando abilmente sulla tastiera con colori morbidi ed eleganti, in questo assecondati dalla direzione attenta di Francesco Lentini, ben consapevole delle variegate dinamiche della partitura. I due pianisti conservano intatta quella capacità di fraseggio che è tipica dei grandi solisti, quell’abilità di dar forma alla melodia in maniera da esprimere al meglio le idee musicali, insomma quegli elementi che li rendono ancora punti di riferimento per i musicisti più giovani. Del resto, è ben noto quanto l’attività didattica di Michele Marvulli continui ad essere stimolante, grazie ad una superiore sapienza nel saper interpretare le frasi musicali, nel saper scavare“espressivamente” all’interno di una partitura, sia pianistica sia cameristica.
Nella seconda parte l’Eurorchestra si è proposta al suo pubblico con un repertorio particolarmente congeniale alla musicalità istintiva ed entusiastica del suo Direttore, Francesco Lentini; sono state eseguite, difatti, le due Suite per orchestra tratte da Carmen di Georges Bizet, brani molto amati dal pubblico, soprattutto perché che sintetizzano abilmente tutta la straordinaria ricchezza tematica di questo capolavoro del melodramma francese. Lentini ha diretto con vigore, puntando sulla vivezza dei coloriti strumentali e sulla luminosità della partitura, affidandosi ai suoi valenti solisti, tra i quali, Michelangelo Lentini, primo violino dell’orchestra, che ha interpretato con notevole partecipazione espressiva il famoso Notturno dell’opera. Tre Danze Ungheresi di Bramhs hanno poi concluso il programma, composizioni anche queste molto note in cui Lentini ha sfruttato, con grazia musicale, la flessibilità ritmica caratteristica di queste partiture vagamente popolari, variandone continuamente gli andamenti dinamici ed agogici. La richiesta del bis è stata prontamente soddisfatta dalla ripetizione della quinta danza, con Marvulli, ancora in scena, pronto a duettare felicemente con l’intera orchestra.
Nell'aria di Natale a sorpresa un brano di Gervasio
Gazzetta del Mezzogiorno 20 Dicembre 2003, (Ugo Sbisà)
Secondo una consuetudine ormai condivisa da numerosi sodalizi cittadini, anche l'Eurorchestra ha proposto al proprio pubblico un appuntamento musicale ispirato al Natale, allestendo un programma ampio ed estremamente suggestivo.
Seguendo una linea ispiratrice già individuata in altre occasioni, l'ensemble diretto da Francesco Lentini ha infatti scelto di accostare tra loro pagine forse non di ampio respiro, ma talmente popolari da finire per essere spesso - e ingiustamente, verrebbe da dire - snobbate o tutt'al più prese in considerazione come bis. L'averle invece riunite tutte assieme in un singolo programma, quasi in una ideale «compilation», si è rivelata un'idea felice e, soprattutto, capace di offrire al numeroso pubblico che gremiva la piccola Vallisa un fascinoso viaggio attraverso le cosiddette «melodie immortali» o, per usare una definizione un tempo cara ai discografici anglosassoni, i «classics up to date». Ma quali, allora, le composizioni prescelte? Innanzitutto il celeberrimo Adagio in sol minore per oboe ed archi di Tommaso Albinoni e il non meno noto Adagio dal Concerto per oboe in do minore di Alessandro Marcello, due pagine «baciate» anche da una grande notorietà cinematografica (chi non ricorda l'ultima nell'Anonimo Veneziano con la Bolkan e Musante?) che hanno impegnato in veste di solista Giuseppe Lucio Summo, oboista ormai «storico» nella vita musicale barese e non meno valente didatta. Poi il Bach della Cantata 147, con il suo popolare Corale e, ancor più, con l'arcinota Aria dalla Terza suite e il Pachelbel del Canone.
Ma come spesso accade con l'Eurorchestra, al ricco menù musicale è corrisposto un non meno ricco parterre solistico, cosicché, oltre a Summo, si è messo in luce con onore anche Francesco Scoditti in quella pagina deliziosamente virtuosistica che è il Concerto per flauto in re maggiore di Boccherini. Al mezzosoprano Giulia Calfapietro, invece, il compito di eseguire con toccante trasporto il Fac ut portem dallo Stabat Mater di Pergolesi e l'Ave Maria di Schubert, ma soprattutto una indovinata fantasia di canti natalizi, da Adeste fideles a Tu scendi dalle stelle e Jingle Bells, orchestrata con la consueta eleganza da Angela Montemurro.
Finale a sorpresa con l'esecuzione di Natus est Emmanuel, dell'indimenticato Raffaele Gervasio, una composizione che proprio Lentini diresse per la prima volta a Bari quasi venticinque anni fa e che è stata riproposta posizionando i trombettisti a fondo sala con un singolare effetto… «surround».
Successo caloroso e meritatissimo.
L'inaugurazione dell' EurOrchestra
Gazzetta del Mezzogiorno 5 Dicembre 2003, (Nicola Sbisà)
Una serata molto particolare quella che ha inaugurato la stagione dell'Eurorchestra, il complesso creato a guidato da Francesco Lentini. Infatti solisti nell'intrigante «concerto per due pianoforti» di Poulenc, sono stati Michele Marvulli e Marta Grilletti, due personaggi «icona» del pianismo concertistico e didattico barese, esimi rappresentanti di quelle che per lungo tempo, tanti anni fa, sono state le due «scuole» pianistiche della nostra città: quella di Nicola Costa (per Marvulli) e quella di Franco Ruggiero (per la Grilletti).
Un vero avvenimento quindi, che ha fatto convenire nel salone dello Sheraton un pubblico eccezionalmente folto, nel quale molti erano i colleghi e gli ex allievi dei due solisti. Il tempo passa per tutti, anche per gli artisti, ma quasi miracolosamente il pianismo limpido, sicuro, sostenuto a monte da personalità sinceramente musicali, da un temperamento fervido e ricco di emotività dell'eccezionale duo è apparso di specchiata solidità, irreprensibile e capace di ridar vita in maniera assai coinvolgente, ad una partitura densa di momenti estremamente varii, di accenti che richiamano di volta in volta il tardoromanticismo alla Rachmaninov, l'olimpica cantabilità mozartiana, la corrusca aggressività del music-hall o ancora lo spirito di Gershwin.
Un'esecuzione convinta, trascinante che ha scatenato l'entuiasmo degli ascoltatori, ai quali i due pianisti hanno poi offerto come bis la Tarantella di Rachmaninov.
La serata si era aperta con una fremente esecuzione della Bachiana brasileira n.5 di Villa Lobos - nella riuscita trascrizione di Angela Montemurro - ed è poi proseguita con i brani strumentali tratti dalla Carmen di Bizet e tre Danze ungheresi di Brahms. In tutti questi brani - oltre che beninteso nel "concerto" di Poulenc - Lentini ha diretto con il fervore che gli è naturale, ottenendo dal suo efficiente complesso i migliori risultati possibili.
Alla fine anche per lui richieste di bis ed è stata questa l'occasione per un imprevedibile, ma comunque molto gradito episodio. Infatti Lentini ha replicato la Danza ungherese n.5 di Brahms e Michele Marvulli (col quale Lentini mosse i suoi primi passi nella direzione d'orchestra), ancora presente in sala si è seduto al pianoforte e si è impeccabilmente inserito nella accesa e trascinante esecuzione.
EURORCHESTRA. Ecco il cartellone. Pianisti in primo piano Apertura con Michele Marvulli e Marta Grilletti
Gazzetta del Mezzogiorno 6 Ottobre 2003, (Ugo Sbisà)
Traguardo della quarta stagione per l'EurOrchestra da camera di Bari. L'ensemble presieduto da Lorenzo De Fronzo e diretto da Francesco Lentini continua tenacemente a proporre il proprio ciclo di appuntamenti, confidando una volta di più sulla passione e sulle forze dei propri interpreti oltre che sul sostegno del pubblico barese. Un aspetto da non sottovalutare dal momento che buona parte della musica prodotta ed eseguita a Bari (e molta della quale è indubbiamente buona) continua a confidare,oltre che sul volontarismo, sul prezioso sostegno di piccole ma vitali sponsorizzazioni private. L'appuntamento con la serata inaugurale è in programma il 3 Dicembre alla Sheraton di Bari con musiche di Villa Lobos, Poulenc e Brahams , affidate all'EurOrchestra e a due nomi storici della scuola pianistica barese, Michele Marvulli e Marta Grilletti. ... In sintesi, un programma vario e soprattutto, capace di combinare interpreti noti a giovani e talentosi esordienti.
Sinfonie di famiglia con l'EurOrchestra
Repubblica 10 ottobre 2003, (Fiorella Sassanelli)
Negli anni Trenta, ai tempi del liceo musicale "Niccolò Piccinni", l'unico maestro di pianoforte veniva da Napoli e si chiamava Franco Ruggiero. Era stato allievo di Florestano Rossomandi e a Bari impostò una scuola forte, dalla tecnica solidissima. La frequentarono, tra i primi, Marta Grilletti e Michele Marvulli, che oggi si godono in salute l'affetto di generazioni di pianisti loro allievi, divenuti a loro volta affidabili didatti. Se Marvulli non ha mai smesso di salire sul palcoscenico, sedendo a una tastiera o impugnando una bacchetta d'orchestra o di banda, Marta Grilletti non suona in pubblico da molti anni. Oggi lei è mamma e nonna ,di una figlia pianista e compositrice e di un nipote violinista, nato quest'ultimo da un matrimonio con un direttore d'orchestra. Un idilliaco quadretto familiare che si ricompone con fierezza di sangue per il primo concerto dell'EurOrchestra da camera di Bari di Francesco Lentini (marito di Angela Montemurro, figlia di Marta Grilletti,) che il 3 dicembre riprende il via per il quarto anno. Non a caso quella serata s'intitola "La gioia della musica" ...I concerti, che si svolgono tutti di mercoledì, sono introdotti da titoli ad effetto, che sembrano citare vecchie canzoni: "musica meravigliosa poesia", "musica dolce nostalgia", "aimez vous Mozart?"...La carrellata dei solisti è lunga, e raccoglie antiche e nuove glorie del mondo musicale pugliese...
Eurorchestra. I solisti della nostra terra
BariSera 12 Ottobre 2003, (Adriana De Serio)
Si libra nell'Olimpo della raffinata arte dei più prestigiosi solisti della nostra terra l'EurOrchestra, complesso orchestrale fondato e diretto da Francesco Lentini e costituito integralmente da musicisti pugliesi. Nata per il tenace impegno del Maestro Lentini e della moglie pianista e compositrice Angela Montemurro, entrambi docenti nel Conservatorio di Bari, nonché concertisti affermati,) con la finalità di offrire al pubblico manifestazioni culturalmente mirate, tese anche alla valorizzazione dei talenti artistici locali, l'EurOrchestra , priva inizialmente i sostegni economici, ha rappresentato quasi una sfida sul territorio. E così, con pervicacia, ha innervato il tessuto cittadino delle sue qualificate iniziative musicali, riscuotendo interesse e fiducia da parte di un nutritissimo pubblico e di qualche attuale sponsor.Negli anni trascorsi i concerti sono stati ospitati nel Teatro Di Cagno, ques'anno godono della cornici dell'Hotel Sheraton, ove il 3 Dicembre si svolgerà l'inaugurazione della IV Stagione dell'EurOrchestra... Il programma musicale, dal titolo "La gioia della musica" comprende le Bachianas Brasileras di Villa Lobos e, il concerto in re per due pianoforti e orchestra di Poulenc, e Le danze ungheresi di Brahms. Solisti di eccezione, in Poulenc, Michele Marvulli, pianista e direttore d'orchestra, già docente nel Conservatorio di Bari e già direttore del Conservatorio di musica di Pesaro, e Marta Grilletti, pianista, già docente nel Conservatorio di Bari . Michele Marvulli e Marta Grilletti sono docenti che hanno creato una suola pianistica a Bari, una tradizione di lezione interpretativa della musica, scandita da rigore filologico e rispetto della partitura, con le sue agoniche e le sue dinamiche, una tradizione di leale e umile approccio nei confronti dei grandi compositori della storia. I loro insegnamenti, di elevatissima valenza pedagogica e artistica, e la spontanea attitudine a creare rapporti i comprensione, di complicità anche giocosa , di affetto sincero, con i propri allievi, rendono le personalità di Marvulli e Grilletti indimenticabili e care al cuore di chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerli e di frequentarli. E perciò con commozione il pubblico barese si accosterà al concerto dei due pianisti, "gioia della musica", messaggeri di autentica arte...
Stagione 2002-2003
Nel Mondo fantastico dei bambini con "Pierino e il lupo"
e "Mamma oca"
Gazzetta del Mezzogiorno, Sabato 21 Giugno 2003 (Ugo Sbisà)
Lentini ha scelto di rivolgersi all'attrice barese Lia Cellamare, che con il medico Peppino Aceto è ormai volto e "voce" di casa nelle stagioni dell'EurOrchestra. E la sua è stata appunto una interpretazione spigliata, ma al contempo venata da uno spirito dai gradevoli colori mediterranei, che ha decisamente contribuito alla riuscita della rappresentazione non meno del sensibile taglio dato alla musica da Lentini...
Due volte Mozart per la famiglia Lentini
Gazzetta del Mezzogiorno 15 Giugno2003 (Nicola Sbisà)
Serata mozartiana per l'EurOrchestra.Approssimandosi la chiusura di stagione,il direttore Francesco Lentini ha scelto di celebrare il genio del grande Salisburghese con due pagine estremamamente significative nella sua pur copiosa produzione : il celeberrimo Concerto per pianoforte K 466 e la Sinfonia Concertante per violino e viola K 364….Scelta interpretativa dal notevole impegno, che Lentini ha affrontato facendo ricorso a solisti con i quali la sintonia artistica e umana fosse provata e corroborata non soltanto nel tempo.Protagonista nel Concerto, Angela Montemurro Lentini, che dopo essersi fatta apprezzare nel corso della stagione nelle vesti di compositrice, arrangiatrice e didatta, è potuta tornare al suo primo amore, appunto il pianoforte. La sintonia umana con la solista ha così consentito di inquadrare l'interpretazione in una ottica decisamente personale, ma non per questo meno convincente, in cui la drammaticità della composizione, peraltro esaltata dalla tonalità di re minore, assumeva colori quasi romantici, mentre lo strumento solista sembrava impegnato a scandagliare psicologicamente ogni anfratto della partitura... Si dice che il concerto 466 fosse il preferito di Beethoven, ed è certo singolare che l'interpretazione della Montemurro abbia in più momenti fatto apparire quest'opera come presaga dell'avvento beethoveniano. All'ormai noto talento violinistico di Michelangelo Lentini è toccato invece l'impegno della Sinfonia Concertante, assolto con esemplare maestria e buona unità d'intenti insieme con quell'eccezionale solista che è il napoletano Raffaele Mallozzi, prima viola dell'Orchestra di Santa Cecilia. Opera a sua volta impegnativa, che più d'uno ha opportunamente definito un vero e proprio "doppio concerto", la 364 impegna i solisti in intrecci ed equilibri di grande delicatezza anche nel rapporto con l'intera orchestra, e tocca il culmine interpretativo nel mesto Andante, il cui senso di palpitante sofferenza fu ispirato all'autore dalla perdita della madre.
Lentini e Mallozzi ne hanno saputo coglier appieno la spiritualità ma anche il senso di brillante maestosità degli altri due movimenti, dimostrando una più che apprezzabile maturità interpretativa.. Più che meritati,quindi, gli applausi calorosissimi tributati a solisti, orchestra e direttore dal pubblico barese dello Sheraton.
Eroi raccontati dal pianoforte
Gazzetta del Mezzogiorno, 16 Maggio 2003 (Nicola Sbisà)
Secondo appuntamento allo Sheraton di Bari per il "Pianofestival San Nicola" dell'EurOrchestra, e programma decisamente intrigante. Con il titolo "La musica degli eroi" il direttore artistico Francesco Lentini ha infatti accostato il Concerto n.3 di Beethoven alla non meno nota Sinfonia n.8 di F. Schubert,impegnando nella prima composizione il pianista Pierluigi Camicia.Un accostamento senza dubbio suggestivo, volto a sottolineare da una parte le peculiarità del Concerto beethoveniano,pervaso da uno spirito titanico presago dei capolavori successivi, dall'altra la contabilità ispirata della Sinfonia, la cui esaltazione della melodia si combina a una passionalità interiore ala quale non è estraneo nemmeno lo struggimento.Ben assecondato dall'accorta direzione di Lentini, Camicia vi si è accostato con un approccio di taglio meditativo, quasi a voler tratteggiare l'immagine di un guerriero proteso verso gesta eroiche,ma anche consapevole della ineluttabilità del destino, ed ha saputo conferire all'intero movimento un equilibrio nel quale gli stessi slanci impetuosi riservati al solista non apparivano mai forzati o retorici... Nella ripresa,poi, Lentini ha saputo rivestire di convincente leggiadria l'Incompiuta, rappresentando con sapida efficacia quella che, almeno in campo sinfonico, rimane una delle più eloquenti manifestazioni del mondo interiore schubertiano.
Getsemani metropolitano - Gazzetta del Mezzogiorno, Venerdì 18 Aprile 2003 (Nicola Morisco)
Getsemani nel caos metropolitano. Il sagrato della chiesa barese di Sant'Antonio ricorda il giardino in cui Cristo incontra i suoi discepoli dopo l'ultima cena.Un piazzale in cui sono piantati bellissime magnolie e un ulivo. Di fronte, invece, il caos frenetico del traffico di Piazza Luigi Di Savoia.
In questo gradevole luogo dei frati minori è stato ambientato il primo quadro della sacra rappresentazione Il Pianto della Madonna, su testo di Jacopone da Todi, musicata dalla compositrice barese Angela Motemurro Lentini, per soprano, voci recitanti, coro e orchestra diretta da Francesco Lentini. Il dolore della Madonna simboleggia il dolore delle madri di ogni tempo, ben rappresentato nella scena finale in cui lo scialle nero che ricopre il volto della Madonna cade, svelandone l'umanità.
Commosso omaggio al grande Fausto Zadra - Gazzetta del Mezzogiorno Domenica 23 Marzo 2003 (Livio Costarella)
Sono passati quasi due anni da quando il grande pianista e didatta Fausto Zadra ci ha lasciato accasciandosi sulla tastiera di un pianoforte durante un recital romano, "una bellissima morte per un musicista", come ha ricordato il direttore artistico dell'EurOrchestra Francesco Lentini, nell'omaggio che ha voluto rendere alla memoria del maestro italo - argentino.Nel giorno dell'anniversario del compleanno di Zadra, il 20 Marzo, Bari è stata una delle 37 città europee e latino americane in cui i più cari allievi e amici hanno voluto rievocare la sua statura di uomo e musicista con un concerto simbolico.Sono state proposte musiche di alcuni degli autori più amati da Zadra, come Listz, Brahams, e Schubert, "anche se lui era fondamentalmente un mozartiano: ricordo di averlo diretto una decina d'anni fa proprio in un concerto di Mozart una decina di anni fa", ha affermato Lentini. L'omaggio prettamente pianistico è stato affidato a Elisabetta Pani,allieva tra le più assidue e apprezzate da Zadra, e al duo formato da Angela Montemurro e Giovanna Valente...Elisabetta Pani ha poi letto un toccante ricordo scritto a più mani da Angela Montemurro e alcuni allievi della scuola pianistica barese indirizzato alla memoria di Zadra.
Mozart, un'opera bambina
Gazzetta del Mezzogiorno 28 Febbraio 2003 (Nicola Sbisà)
Un'operina creata da un "genio bambino", scritta per bambini che a loro volta dovevano presentarla ad un pubblico di bambini. Questo, in sostanza, è Basiano e Badiana,il singspiel di mozart che Francesco Lentini, ha incluso quest'anno nella programmazione dell'Eurorchestra. Circostanza che ha permesso di meglio apprezzare la creazione di Mozart giovanissimo, una creazione che attesta la finezza di elaborazione,la ironica lievità musicale, con la quale a vicenda, che lo stesso Rousseau, autore del plot, mise da sé in musica, prima che fosse proposta a Mozart, viene colorita di suoni. Un'atmosfera giocosa, che gli interpreti hanno rivissuto con giudizioso equilibrio. Vale a dire senza bamboleggiamenti, ma con disinvolta scherzosità, richiamando l'atmosfera di sincero divertimento che deve coinvolgere gli interpreti, oltre che il pubblico. Aspetto musicale, pur fondamentale, a parte, molto è dovuto anche alla intelligente regia realizzata da Domenico Colangelo, che ha conferito alla azione teatrale il giusto passo, ottenendo dagli interpreti, spesso convogliati in platea, un equilibrato e fecondo mixage di maliziosità e d'innocenza... Interpreti pertanto più che adeguati all'impegno: Flora Marasciulo era Bastiana, Nicola Amodio Bastiano, e Andrea Crastolla il mago Colas; tutti più che apprezzabili e per le voci e per la recitazione. Da parte sua Francesco Lentini, che per ampliare la durata dell'operina aveva inserito come stacchi alcune"Danze" sempre di Mozart, ha diretto con la consueta coinvolgente generosità, puntando su una sonorità orchestrale luminosa e corposa... Esito felicissimo con molti calorosi applausi, anche a scena aperta,ed alla fine commenti favorevoli del pubblico che si chiede sin d'ora quale sarà l'operina che l'Eurorchestra proporrà nella prossima stagione!
Stagione 2001-2002
Sette pianisti per il gran finale
Gazzetta del Mezzogiorno 31 Maggio 2002 (Nicola Sbisà)
Francesco Lentini dirige un raro concerto di C. Czerny. Festosa conclusione per la Stagione dell'EurOrchestra, con un concerto che era l'ultimo del "Pianofestival San Nicola". Occasione feconda per conoscere e gustare anche opere di rara esecuzione, in buona parte sconosciute a Bari, come Il Concerto per piano a quattro mani ed orchestra in do magg. di C. Czerny, che rispecchia la rispettosa e pur fervida considerazione di Czerny per Beethoven, ma racchiude,pianisticamente, parlando, momenti di brillante e complessa stesura, nonchè alcuni temi di sicuro effetto. Duo pianistico di solide qualità, di sperimentata esperienza e di comprovata musicalità, Carla Avventaggiato e Maurizio Matarrese hanno conferito all'opera una attraente incisività, ricavandone il meglio, ben sostenuti dall'orchestra diretta con sicurezza da Francesco Lentini.
Col "Pianto della Madonna" la musica sacra diventa teatro
Gazzetta del Mezzogiorno, 29 Marzo 2002 (Nicola Sbisà)
Era annunciato come una manifestazione meramente musicale, ma in realtà l'incontro pasquale promosso dall'EurOrchestra al teatro Di Cagno, è stato un vero e proprio spettacolo. Il Pianto della Madonna musicato da Angela Montemurro Lentini, è in effetti una vera e propria sacra rappresentazione, risolta in termini moderni, potremmo dire attuali, con abile ed efficace commistione di elementi tradizionali ed odierni, e quindi con risultati di notevole spessore... Alla fine il pubblico ha espresso calorosi consensi all'autrice - che si conferma uno dei pochi compositori pugliesi in positivo fervore di attività e comunque crediamo, l'unica donna impegnata in tal senso nella nostra regione - al regista e agli esecutori...
Se una bella canzone è meglio di una brutta sinfonia - Gazzetta del Mezzogiorno, 8 Marzo 2002 (Nicola Sbisà)
Un concerto un pò diverso dal solito,quello proposto dalla EurOrchestra al teatro" Di Cagno": d'altra parte,già lo stesso titolo lo faceva capire: "Musica per sognare". In pratica,il lato meno impegnato della musica, ma pur sempre valido: d'altra parte,Nino Rota ripeteva spesso :"Meglio una bella canzone che una brutta sinfonia !".E proprio a Rota era dedicata parte del programma, con la Fantasia su temi tratti da film musicati dal Maestro,elaborata con gusto e misura da Michele Cellaro, e che Francesco Lentini ha di recente presentato anche a Basilea...
La Puglia in tournèe - Gazzetta del Mezzogiorno 5 Marzo2002 (dall'inviato Ugo Sbisà)
Gli applausi entusiastici del pubblico svizzero rimarranno impressi a lungo nella memoria dell'EurOrchestra da camera di Bari,diretta da Francesco Lentini. Impegnata in una breve tournèe che ha costituito la parte musicale del "pacchetto" Petruzzelli, allestito da Giusi Di Francesco per la Fiera del Turismo, l'orchestra barese ha riscosso un successo calorosissimo nelle due serate tenute nella suggestiva abbazia di Saint-Etienne di Mulhouse, nella regione francese dell'Alsazia,e quindi a Basilea nella Leonhardkirche,una chiesa in stile gotico che si erge a ridosso delle antiche prigioni della città, recentemente ristrutturate e trasformate in un lussuoso complesso di residence.
Gazzetta del Mezzogiorno, 5 Gennaio 2002 (Nicola Sbisà)
Un momento prestigioso per la compagine pugliese, ma anche e soprattutto un'importante conferma per i solisti che hanno colto un personalissimo successo davanti a platee abituate a confrontarsi con protagonisti del concertismo internazionale.Il programma proposto per l'occasione combinava più momenti musicali,passando dal virtuosismo strumentale alcune pagine del grande repertorio lirico, per approdare a una selezione di colonne sonore cinematografiche di Nino Rota, il cui legame con la città di Bari e il suo Conservatorio è stato ampiamente sottolineato, come a voler rimarcare la solidità di una tradizione musicale che,se da una parte ha trovato la sua esaltazione sul palcoscenico del teatro Petruzzelli,dall'altra continua comunque a vivere e a brillare di luce propria. Al talentoso violinista Michelangelo Lentini e al contrabbassista Leonardo Presicce, è toccatoquindi affrontare quella pagina di deliziosa musicalità e di non minore impegno virtuosistico che è il Gran Duo Concertante di Giovanni Bottesini: un'interpretazione al contempo passionale, ma sempre mirabilmente equilibrata nella sintonia tra le due voci strumentali. E non minore apprezzamento hanno riscosso il soprano talentino Raffaela Liccardi e il mezzosoprano barese Giulia Calfapietro, che hanno interpretato con notevole trasporto pagine tratte da Verdi, Puccini, Rossigni, Mascagni e Bellini... Un successo generoso e meritato, tributato da un pubblico nel quale numerosi erano anche i rappresentanti della comunità pugliese di Basilea, per molti dei quali, pur imprenditori e professionisti affermati, è stato un motivo di grande orgoglio poter dimostrare.
Da Bizet a Strass gli auguri dell'EurOrchestra
"Gli auguri della musica" Con questo tema l'EurOrchestra da camera di Bari, il complesso fondato e diretto da Francesco Lentini, ha ripreso la propria stagione nel 2002 offrendo al pubblico che affollava il teatro Di Cagno un programma brillante e piacevole. Non soltanto musiche della famiglia Strass, divenute anche da noi un passaggio d'obbligo nel periodo festivo, ma anche le due Suites tratte dalla Carmen di Bizet. La direzione di Lentini si è sempre fatta apprezzare per la prorompente vitalità che la carica anche nei momenti di più appassionata tensione. Di qui,una trascinante rievocazione dei momenti clou musicali del capolavoro di Bizet,nei quali Lentini ha sottolineato, con convinta e coinvolgente padronanza, la varia e fascinosa struttura ritmica e la ricchezza tematica così cara alla memoria degli appassionati d'opera.
che la propria terra è in grado di esportare una cultura musicale di livello.
Stagione 2000-2001
EurOrchestra, gran finale con la "novità" di Gino Marinuzzi jr
Gazzetta del Mezzogiorno, Venerdì 11 Maggio 2001 (Nicola Sbisà)
Un assortimento di magnifici solisti per il complesso diretto da Francesco Lentini... Un arrivederci che ci pare significativo se si considera la portata della presenza dell'istituzione creata da Francesco Lentini in una zona che poteva apparire periferica. Oggi grazie al teatro Di Cagno Abbrescia, musica e teatro sono alla portata di quanti, appassionati a questi generi di manifestazioni, possono fruirne anche senza raggiungere il centro.della città. Quello che è stato e continua ad essere anche oggi un pregnante centro di istruzione al passo con i tempi, si pone oggi come punto di aggregazione culturale di non indifferente livello e questo per merito di chi dirige il teatro, il M° Domenico Colangelo, e di Francesco Lentini, che hanno agito in sintonia, dando vita ad una stagione densa di interessanti e ben articolati incontri...
Musica e poesia. Il '900 tra Pavese e Rota
Gazzetta del Mezzogiorno, 20 Marzo 2001 (Nicola Sbisà)
Quarto appuntamento per l'EurOrchestra da camera di Bari. Il sodalizio propone mensilmente al teatro Di Cagno appuntamenti "a tema" cercando di stimolare la fantasia del pubblico, ma sicuramente anche quella degli interpreti, attraverso programmi scelti con particolare cura. Stavolta il tema prescelto era "musica,meravigliosa poesia", ed ha consentito di tracciare un percorso di estrema suggestione,anche grazie alla presenza in veste di solista del violinista Massimo De Bonfils, e di Peppino Aceto in quella di "fine dicitore". Dopo l'esecuzione della Primavera dalle Stagioni vivaldiane preceduta dallo stesso testo dal quale "il prete rosso" trasse l'ispirazione, si è passati alla poesia del Novecento, con il Ritratto della mia bambina di Umberto Saba, abbinato alla Serenade di Elgar, e al Cesare Pavese di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, che ha invece preceduto l'esecuzione della Suite n.1 per viola e archi di Reger, opera probabilmente mai eseguita a Bari. Un primo tempo impegnativo, quindi, non solo tecnicamente, ma anche sotto il profilo emotivo, nel quale De Bonfils e Lentini hanno raggiunto una non comune sintonia, confermandosi il primo un solista di gran pregio, il secondo un direttore accorto e sensibile. Nella seconda parte, cambio di scena con un omaggio a Nino Rota. Una scelta assolutamente in linea con il tema di musica e poesia, dal momento che la musica di rota è essa stessa poesia, genuina e sincera come il proprio autore, il cui ricordo è ancora vivissimo in quanti, e Lentini è fra questi, ebbero l'opportunità di lavorare al suo fianco...
Signore e signori, l'opera è servita.
A Bari successo per l'EurOrchestra
Puglia 9 febbraio 2001 (Matteo De Marzo)
Signori e signore, l'intermezzo è servito. A presentarlo, l'EurOrchestra. Si conferma una formazione di musicisti di alto livello e di grande prestigio, capace di entusiasmare anche il pubblico meno preparato a un certo tipo di musica. Merito del Maestro Francesco Lentini, bravo e stimato docente del Conservatorio, che ha concepito la stagione artistica con molta intelligenza e competenza. Ce ne fossero questi personaggi a Bari...
L'EurOrchestra con un programma dedicato al classicismo europeo Contrappunti
5 Febbraio 2001
Si sono da poco spenti gli echi dell'allegro e divertente concerto i Capodanno,una manifestazione gradita dal pubblico degli abbonati, e l'EurOrchestra riprende a macinare note di qualità,sull'onda dell'entusiasmo e del piacere di far musica. Un programma impegnativo, quindi, non solo per la formazione orchestrale, che ha ben retto l'impegno sotto l'appassionata direzione di Francesco Lentini, ma per il "neofita" pubblico del Teatro Di Cagno, che si sta avvicinando, grazie all'encomiabile operazione culturale dell'EurOrchestra, alla cosiddetta musica colta...
Gelido Natale ma calda musica. Gioie barocche per le feste.
Gazzetta del Mezzogiorno, 21 Dicembre 2001 (Ugo Sbisà)
Al teatro Di Cagno l'EurOrchestra ha fatto registrare l'ennesimo pienone.
I programmi musicali allestiti da Lentini sono sempre sapientemente bilanciati tra proposte originali e altre che invece cercano di attirare il pubblico facendo leva sull'estrema notorietà dei brani prescelti, e anche in questo caso, la formula si è rivelata indovinata, grazie a composizioni che oltretutto, hanno messo in luce talentosi solisti: Francesco Scoditti, un solista che meriterebbe più spazio nelle programmazioni baresi, e Giuseppe Lucio Summo, un oboista che ormai merita di essere definito "storico" nel panorama pugliese. A conclusione della serata, con grande divertimento del pubblico, una scanzonata versione della Sinfonia dei giocattoli di Franz Joseph Haydn, che ha coinvolto l'intera orchestra in una serie di gags spiritose (impedibili gli exploit di Scoditto col flauto dolce), senza risparmiare nemmeno il direttore. Ma per un concerto natalizio di tutto rispetto era inevitabile un bis in tema con l'atmosfera, e così Lentini, ospitando la cantante Flora Marasciulo, ha proposto la Fantasia su canti tradizionali di Angela Montemurro, finendo addirittura per trasformare la platea in un grande coro. Atmosfere suggestive e successo più che meritato.
Alirio Diaz interpreta Giuliani, l'entusiasmo corre sulle corde
Gazzetta del Mezzogiorno, 30 Novembre 2001 (Ugo Sbisà)
Avvio di stagione decisamente riuscito per l'EurOrchestra da camera di Bari di Francesco Lentini. Un pubblico numerosissimo ha affollato la sala del teatro Di Cagno,costringendo gli organizzatori addirittura ad aggiungere altre sedie. L'occasione,del resto, giustificava l'entusiasmo: al nastro di partenza del secondo ciclo di partenza del sodalizio c'era anche la celebrazione dei cinquant'anni di carriera del chitarrista venezuelano Alirio Diaz, che fra l'atro anta, proprio con Lentini una lunga collaborazione, corroborata da un sincero e reciproco rapporto di stima e di amicizia. Diaz ha affrontato due pagine impegnative del repertorio chitarristico: il Concerto in fa maggiore del biscegliese Mauro Giuliani e il Concierto de Aranjuez di Rodrigo. Interpretazioni misurate, nelle quali Diaz ha riservato la zampata del leone nei movimenti centrali, con momenti di rara intensità emotiva. Successo calorosissimo per tutti, ripagato da Diaz con una lunga e gradevolissima serie di bis tratti dal repertorio sudamericano.
Una nuova orchestra
Gazzetta del Mezzogiorno 23 Novembre 2000 (Intervista di Ugo Sbisà)
Una nuova associazione musicale si accinge a fare il suo "ingresso in società" a Bari: è la Eurorchestra da camera di Bari, che Mercoledì 29 Novembre, darà il via alla sua prima stagione concertistica a Teatro di Cagno. "Non siamo una società di concerti" spiega il suo direttore artistico Francesco Lentini, "ma una orchestra da camera che si autopromuove in forma di associazione". Direttore d'orchestra allievo del grande Franco Ferrara, docente di esercitazioni orchestrali al conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, Lentini parla con grande entusiasmo di questa sua creatura.
"Il Conservatorio - dice - è una fucina di musicisti giovani e volenterosi che però, dopo il diploma, stentano a inserirsi sul mercato... nel nostro piccolo cerchiamo di creare delle occasioni di lavoro per i musicisti della terra di Bari, orchestrali e solisti. Io poi ne ho fatta una questione di principio fin dagli anni '80, con i Solisti Apuli, poi diventati Orchestra da camera di Bari, e infine EurOrchestra. Perchè il nome EurOrchestra?" Perché dire che siamo in Europa non è solo un esercizio di retorica, ma una realtà. Il mercato di lavoro, anche nella musica, può essere immenso, appunto europeo, ma bisogna andargli incontro, non aspettare di essere colonizzati.
Il Barese pullula di associazioni musicali, non teme difficoltà di inserimento? "No, perché sono convinto che ci sia spazio per tutti e poi è il pubblico che determina il successo delle iniziative. Se i nostri appuntamenti saranno seguiti, vorrà dire che siamo nel giusto". Su quali risorse fa affidamento la sua associazione? "Abbiamo alcuni piccoli e coraggiosi sponsor privati, e poi un discreto numero di abbonati. Sono la nostra unica forza". Quale programma proporrà nella serata inaugurale? "Eseguiremo Il Carnevale degli animali di Saint-Saens, con le pianiste Angela Montemurro ed Elisabetta Pani. Nella seconda parte della serata ci sarà "Pierino e il Lupo" di Prokofieff in una versione un pò speciale: la fiaba sarà ambientata nella foresta di Mercadante e, ovviamente, recitata in dialetto barese dalla attrice Lia Cellamare".