Serata mozartiana per l'EurOrchestra.Approssimandosi la chiusura di stagione,il direttore Francesco Lentini ha scelto di celebrare il genio del grande Salisburghese con due pagine estremamamente significative nella sua pur copiosa produzione : il celeberrimo Concerto per pianoforte K 466 e la Sinfonia Concertante per violino e viola K 364….Scelta interpretativa dal notevole impegno, che Lentini ha affrontato facendo ricorso a solisti con i quali la sintonia artistica e umana fosse provata e corroborata non soltanto nel tempo.Protagonista nel Concerto, Angela Montemurro Lentini, che dopo essersi fatta apprezzare nel corso della stagione nelle vesti di compositrice, arrangiatrice e didatta, è potuta tornare al suo primo amore, appunto il pianoforte. La sintonia umana con la solista ha così consentito di inquadrare l'interpretazione in una ottica decisamente personale, ma non per questo meno convincente, in cui la drammaticità della composizione, peraltro esaltata dalla tonalità di re minore, assumeva colori quasi romantici, mentre lo strumento solista sembrava impegnato a scandagliare psicologicamente ogni anfratto della partitura... Si dice che il concerto 466 fosse il preferito di Beethoven, ed è certo singolare che l'interpretazione della Montemurro abbia in più momenti fatto apparire quest'opera come presaga dell'avvento beethoveniano. All'ormai noto talento violinistico di Michelangelo Lentini è toccato invece l'impegno della Sinfonia Concertante, assolto con esemplare maestria e buona unità d'intenti insieme con quell'eccezionale solista che è il napoletano Raffaele Mallozzi, prima viola dell'Orchestra di Santa Cecilia. Opera a sua volta impegnativa, che più d'uno ha opportunamente definito un vero e proprio "doppio concerto", la 364 impegna i solisti in intrecci ed equilibri di grande delicatezza anche nel rapporto con l'intera orchestra, e tocca il culmine interpretativo nel mesto Andante, il cui senso di palpitante sofferenza fu ispirato all'autore dalla perdita della madre.
Lentini e Mallozzi ne hanno saputo coglier appieno la spiritualità ma anche il senso di brillante maestosità degli altri due movimenti, dimostrando una più che apprezzabile maturità interpretativa.. Più che meritati,quindi, gli applausi calorosissimi tributati a solisti, orchestra e direttore dal pubblico barese dello Sheraton.
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