Una serata molto particolare quella che ha inaugurato la stagione dell'Eurorchestra, il complesso creato a guidato da Francesco Lentini. Infatti solisti nell'intrigante «concerto per due pianoforti» di Poulenc, sono stati Michele Marvulli e Marta Grilletti, due personaggi «icona» del pianismo concertistico e didattico barese, esimi rappresentanti di quelle che per lungo tempo, tanti anni fa, sono state le due «scuole» pianistiche della nostra città: quella di Nicola Costa (per Marvulli) e quella di Franco Ruggiero (per la Grilletti).
Un vero avvenimento quindi, che ha fatto convenire nel salone dello Sheraton un pubblico eccezionalmente folto, nel quale molti erano i colleghi e gli ex allievi dei due solisti. Il tempo passa per tutti, anche per gli artisti, ma quasi miracolosamente il pianismo limpido, sicuro, sostenuto a monte da personalità sinceramente musicali, da un temperamento fervido e ricco di emotività dell'eccezionale duo è apparso di specchiata solidità, irreprensibile e capace di ridar vita in maniera assai coinvolgente, ad una partitura densa di momenti estremamente varii, di accenti che richiamano di volta in volta il tardoromanticismo alla Rachmaninov, l'olimpica cantabilità mozartiana, la corrusca aggressività del music-hall o ancora lo spirito di Gershwin.
Un'esecuzione convinta, trascinante che ha scatenato l'entuiasmo degli ascoltatori, ai quali i due pianisti hanno poi offerto come bis la Tarantella di Rachmaninov.
La serata si era aperta con una fremente esecuzione della Bachiana brasileira n.5 di Villa Lobos - nella riuscita trascrizione di Angela Montemurro - ed è poi proseguita con i brani strumentali tratti dalla Carmen di Bizet e tre Danze ungheresi di Brahms. In tutti questi brani - oltre che beninteso nel "concerto" di Poulenc - Lentini ha diretto con il fervore che gli è naturale, ottenendo dal suo efficiente complesso i migliori risultati possibili.
Alla fine anche per lui richieste di bis ed è stata questa l'occasione per un imprevedibile, ma comunque molto gradito episodio. Infatti Lentini ha replicato la Danza ungherese n.5 di Brahms e Michele Marvulli (col quale Lentini mosse i suoi primi passi nella direzione d'orchestra), ancora presente in sala si è seduto al pianoforte e si è impeccabilmente inserito nella accesa e trascinante esecuzione.
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