Seguendo una linea ispiratrice già individuata in altre occasioni, l'ensemble diretto da Francesco Lentini ha infatti scelto di accostare tra loro pagine forse non di ampio respiro, ma talmente popolari da finire per essere spesso - e ingiustamente, verrebbe da dire - snobbate o tutt'al più prese in considerazione come bis. L'averle invece riunite tutte assieme in un singolo programma, quasi in una ideale «compilation», si è rivelata un'idea felice e, soprattutto, capace di offrire al numeroso pubblico che gremiva la piccola Vallisa un fascinoso viaggio attraverso le cosiddette «melodie immortali» o, per usare una definizione un tempo cara ai discografici anglosassoni, i «classics up to date». Ma quali, allora, le composizioni prescelte? Innanzitutto il celeberrimo Adagio in sol minore per oboe ed archi di Tommaso Albinoni e il non meno noto Adagio dal Concerto per oboe in do minore di Alessandro Marcello, due pagine «baciate» anche da una grande notorietà cinematografica (chi non ricorda l'ultima nell'Anonimo Veneziano con la Bolkan e Musante?) che hanno impegnato in veste di solista Giuseppe Lucio Summo, oboista ormai «storico» nella vita musicale barese e non meno valente didatta. Poi il Bach della Cantata 147, con il suo popolare Corale e, ancor più, con l'arcinota Aria dalla Terza suite e il Pachelbel del Canone.
Ma come spesso accade con l'Eurorchestra, al ricco menù musicale è corrisposto un non meno ricco parterre solistico, cosicché, oltre a Summo, si è messo in luce con onore anche Francesco Scoditti in quella pagina deliziosamente virtuosistica che è il Concerto per flauto in re maggiore di Boccherini. Al mezzosoprano Giulia Calfapietro, invece, il compito di eseguire con toccante trasporto il Fac ut portem dallo Stabat Mater di Pergolesi e l'Ave Maria di Schubert, ma soprattutto una indovinata fantasia di canti natalizi, da Adeste fideles a Tu scendi dalle stelle e Jingle Bells, orchestrata con la consueta eleganza da Angela Montemurro.
Finale a sorpresa con l'esecuzione di Natus est Emmanuel, dell'indimenticato Raffaele Gervasio, una composizione che proprio Lentini diresse per la prima volta a Bari quasi venticinque anni fa e che è stata riproposta posizionando i trombettisti a fondo sala con un singolare effetto… «surround».
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