EurOrchestra

25/3/2004 - Gazzetta del Mezzogiorno - VARIAZIONI SULLA "PASSIONE" L'EUROCHESTRA A BARI. UN RIUSCITO CONCERTO CON MUSICHE DI HAYDIN E PERGOLESI

Di Nicola Sbisà

Concerto d'atmosfera quello che l'Eurorchestra di Francesco Lentini ha presentato allo Sheraton di Bari nell'imminenza di Pasqua. Due le opere in programma, innanzitutto la Sinfonia n. 49 - La Passione di Haydn e quindi quell'incontestato capolavoro di Pergolesi, qual è lo Stabat Mater.

Come avemmo modo di sottolineare in una precedente occasione, pare che il titolo La Passione, dell'opera di Haydn non vada collegato alla Passione di Cristo, ma inteso invece come riferimento ad una «emozione» pensosa e profonda che anima l'intera opera. Per inciso, Haydn aveva esplicitamente dedicato alla Passione di Cristo la Sinfonia n. 26. La n. 49 appartiene invece, fu scritta nel 1768, al gruppo di composizioni del periodo vicino al fervore dello Sturm und Drang, il movimento preromantico che vide Haydn superare lo stile galante e provarsi con concitazioni drammatiche, tonalità più cupe. La struttura è quella di una «sonata da chiesa» e la sinfonia, fatto inusuale, si apre con un Adagio estremamente espressivo e dopo un Allegro venato dai sinistri accenti, trova un momento di più incisiva spensieratezza nelle dolcezze laudative del Minuetto per concludersi nel più gagliardo slancio del Presto finale. Lentini ha ristretto opportunamente l'organico nei termini originali, ottenendo peraltro le sonorità opportune a rispecchiare lo spirito generale dell'opera, con una intensità cupa quanto espressiva. L'attesa tuttavia era per Pergolesi, nel cui Stabat Mater sono state impegnate due valenti cantanti nostre: il soprano Raffaella Liccardi ed il mezzosoprano Giulia Calfapietro. Un duo che è risultato molto ben assortito, con una esemplare integrazione di timbri vocali e, non meno importante, con una feconda identità di vedute sul piano interpretativo. E nei rispettivi «a solo» (eccezionale il Vidit suum della Liccardi e non meno efficace l'Eja Mater della Calfapietro) e nei «duetti» (particolarmente struggente il Quando Corpus), le due cantanti hanno saputo ricreare in maniera esemplare quella dolorosa tensione che si evolve verso la conclusiva appassionata affermazione di fede. Il supporto strumentale realizzato da Lentini è stato di altrettanta avvincente eloquenza. L'esito ha permesso al pubblico di apprezzare la tenerezza ambigua che anima l'opera, in bilico fra raccolta ed umana umiltà e luminosa se pur malinconica aspirazione al divino. Il testo dei versetti, tradotto in italiano, è stato recitato da Peppino Aceto ed Alberto Rubini, padre del noto attore cinematografico Sergio Rubini. Alla fine calorosi applausi.

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