E'pur vero che, chiamando il suo complesso «Eurorchestra», Francesco Lentini ha inteso dare subito l'idea di un'apertura vasta ed articolata alla compilazione dei programmi. Questo non significa tuttavia rinunciare all'orgoglio, legittimo e condivisibile, di sentirsi «italiano». Di qui la più che apprezzabile decisione di realizzare l'ormai tradizionale «concerto di Capodanno» in chiave tutta italiana, evitando gli scimmiottamenti para-asburgici che si giustificano in altre atmosfere, che sicuramente non ci appartengono.
Un programma, quello presentato nel salone dello Sheraton, che si ricollegava alla più pura tradizione operistica italiana, ed attuato in maniera esemplare, impegnando quattro voci anch'esse «nostre» e scelte fra le migliori che la Puglia ha saputo offrire al mondo dell'opera: il soprano Marilena Gaudio, il mezzosoprano Giulia Calfapietro, il tenore Leonardo Gramegna ed il basso baritonale Antonio Stragapede. Tutti artisti di ben nota levatura e che non solo hanno cantato e molto bene i brani prescelti, ma che hanno anche sopperito con disinvolta disponibilità alla mancanza di un coro! Infatti hanno dato vita con slancio e impeccabili esiti, anche al finale del 2° atto di Traviata, ricreando in maniera esemplare la festosa e colorita presenza delle zingarelle e dei matador, al punto che a più d'uno è parso che fosse un coro a cantare. E la stessa cosa è avvenuta quando, per rendere omaggio alla vittime del maremoto asiatico, hanno eseguito il «coro a bocche chiuse» dalla Butterfly (il pubblico l'ha ascoltato in piedi). Programma, si diceva, tutto italiano. Aperto da una appassionata esecuzione strumentale del valzer verdiano che Rota incluse nella colonna sonora del Gattopardo e proseguito poi con Una voce poco fa dal Barbiere di Siviglia, cantata con maliziosa e gradevole impronta dalla Calfapietro, cui ha fatto seguito Stragapede con una trascinante esecuzione della Calunnia. Quindi un E lucean le stelle da Tosca, nella appassionata interpretazione di Leonardo Gramegna, ed ancora Tacea la notte dal Trovatore, reso con grande comunicativa dalla Gaudio. Nella seconda parte della serata, dapprima la ironica declamazione di Dulcamara Udite o rustici da Elisir d'amore, resa molto bene da Stragapede, quindi ancora Il Trovatore con uno Stride la vampa denso di cupi accenti, cantato dalla Calfapietro, ed il terzetto Di geloso amor sprezzato che ha visto in luminosa competizione, vocale ed interpretativa, la Gaudio, Gramegna e Stragapede. Conclusione festosa e... realistica, col «brindisi» da Traviata. Cantanti e pubblico si sono infatti uniti nel sollevare i bicchieri, colmi di degli spumanti della cantina «Crifo» di Ruvo, per inneggiare al nuovo anno.
Ovviamente è stato richiesto ed ottenuto il bis. Solo in questa circostanza si è affacciato un pizzico di atmosfera viennese: il pubblico ha scandito il brindisi battendo le mani. Ma la serata, presentata da Gustavo Delgado (che non ha perso occasione per infiorare il discorso con le sue ormai note ed estemporanee battute), non si è esaurita lì. Come già in passato, Francesco Lentini, che ha diretto con la consueta calda ed istintiva partecipazione, esaltando la vocalità dei suoi solisti, ha invitato a salire sul podio ed a dirigere un personaggio di rilievo presente in sala. Questa volta è toccato al vice presidente della giunta regionale Giovanni Copertino, intervenuto insieme a Rocco Palese, e che ha accettato di buon grado di assumere un ruolo inatteso, ma nel quale si è disimpegnato con eleganza. Nel corso della serata, il pubblico ha anche festeggiato, applaudendola calorosamente, il soprano Nora Antonacci, una delle cantanti baresi che hanno dato con la loro arte grande lustro alla città e che oggi trasmette a molti giovani, con un prezioso ed inimitabile insegnamento il retaggio della sua indimenticata vocalità.
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