In un periodo nel quale la vecchia Europa cambia sembianze accogliendo nel proprio seno nuovi Paesi e s'interroga se estendere i propri confini sino a quella Turchia un tempo considerata la maggiore insidia per il mondo occidentale, ascoltare un musicista turco dirigere un programma interamente dedicato a Beethoven è certo il miglior esempio di come l'arte e la musica in particolare possano favorire l'integrazione fra culture diverse molto più rapidamente (e talora persino più efficacemente) dei trattati internazionali. Non sorprende quindi che,sebbene si sia a lungo perfezionato in Italia, collaborando stabilmente persino con la Sinfonica salentina il turco Emin Guven Yaslicam abbia offerto una convincente interpretazione beethoveniana nel bel concerto allo Sheraton di Bari che l'ha visto affiancato al talentoso violinista Michelangelo Lentini per la stagione dell'Eurorchestra.
Confermando la bella attitudine a proporre programmi «a tema», l'ensemble guidato da Francesco Lentini, che per una volta ha ceduto la bacchetta a un direttore ospite, ha proposto un indovinato itinerario intitolato Il violino di Beethoven e dedicato alle poche, ma intense pagine che il grande di Bonn dedicò a questo strumento. Apertura sinfonica, in ogni caso, con la celebre ouverture dal Coriolano, della quale Yaslicam ha saputo enfatizzare in maniera estremamente suggestiva i toni eroici, senza per questo rinunciare a un lavoro di cesello nelle sfumature, sottolineando con estrema sensibilità la continua, fremente tensione che permea la partitura, ben assecondato dall'orchestra barese. Poi, appunto, la parte violinistica, affidata al giovane Michelangelo Lentini ( 23 anni ) stavolta alle prese con un programma impegnativo che richiedeva una notevole maturità interpretativa. Se nella sua produzione cameristica Beethoven dedicò al violino una buona attenzione, come dimostrano le dieci Sonate col pianoforte, il suo impegno in campo orchestrale appare decisamente più ridotto, ma solo nella quantità delle composizioni: le due ispirate Romanze in sol e fa maggiore e il monumentale Concerto in re maggiore, tra i capolavori assoluti della produzione beethoveniana ( per intenderci al pari della Quinta sinfonia, della Sesta e della Nona o del Concerto «Imperatore» per pianoforte ) oltre che caposaldo della letteratura violinistica. Impegno arduo, pertanto, per non dire addirittura azzardato, che però Lentini, a dispetto dell'ardore tipico della sua età, ha affrontato con buon temperamento e soprattutto con notevole senso della misura. Delicate e meditative le sue Romanze, volte alla ricerca non solo della cantabilità, ma soprattutto della luce interiore, molto equilibrato il Concerto, affrontato senza mai perderne di vista il respiro sinfonico che, specie nel primo movimento, svolge un ruolo determinante.
Un'interpretazione, quella di Lentini, frutto di una buona musicalità e soprattutto di un'ottima scuola, ricordiamo fra i tanti Felix Ayo, Uto Ughi e il «nostro» Massimo Quarta, cui ha contribuito in maniera significativa anche Yaslicam, direttore dal gesto a tratti estroso, ma in quest'occasione anche partner prezioso capace di condurre l'orchestra anche visivamente in una sorta di «duetto» col solista. Applausi lunghi e più che meritati per orchestra, direttore e solista che, per l'occasione, suonava uno splendido Guarneri del 1745 messogli a disposizione dal collezionista e liutaio francese Claude Lebet. E bis con una bella versione del Preludio e Allegro di Fritz Kreisler trascritta per violino e orchestra da Angela Montemurro. Da ricordare, infine, nell'intervallo, la consueta parentesi «letteraria» affidata a Peppino Aceto che ha proposto al pubblico una lettera d'amore tratta dall'epistolario beethoveniano.
Copyright © 2010-2011 ThemeXpert.com All right reserved.
Top