Il quinto concerto dell'attuale stagione musicale dell'Eurorchestra ha riservato ai numerosi abbonati una gustosa sorpresa: difatti, nella serata del 23 Febbraio, denominata "Concerto d'Inverno", sul podio, alla guida del complesso sinfonico barese, per la prima volta in cinque anni, non si esibito Francesco Lentini, ma un bravo e preparato musicista di origini turche, EPUmil Guven Yaslicam. Nato ad Ankara, Yaslicam è stato compagno di studi di Lentini presso i fruttuosi e fondamentali corsi estivi del M° Franco Ferrara, tenuti all'Accademia Chigiana di Siena, dove ha ricevuto il diploma di merito. In seguito, il direttore turco è stato spesso attivo nel nostro paese, guidando vari complessi sinfonici italiani, fra i quali ricordiamo l'Orchestra di Lecce e l'Orchestra Sinfonica di Avellino. Per la manifestazione barese Lentini gli ha affettuosamente affidato il suo complesso, in occasione, fra l'altro, di un impegnativo concerto tutto destinato alla musica beethoveniana, con la presenza al violino solista di Michelangelo Lentini.
Beethoven fu compositore universale; le sue idee sulla fratellanza e libertà dei popoli interessarono a fondo la sua musica, conferendole quel respiro europeo dai posteri ampiamente riconosciuto. Significativa e particolarmente apprezzabile è stata quindi la scelta della direzione artistica dell'Eurorchestra nell'invitare un artista turco alla guida di una manifestazione beeethoveniana, considerato il particolare momento storico in cui finalmente la Turchia, fra mille difficoltà, può sperare in un probabile ingresso nella grande Comunità Europea. La serata ha previsto come primo brano in programma la possente Ouverture op.62 "Coriolano", una delle composizioni più fosche e tragiche che il musicista abbia concepito; la direzione di Yaslicam ha indubbiamente esaltato le potenzialità sinfoniche dell'Eurorchestra, curando in particolare la qualità del suono del complesso e la bellezza del fraseggio degli archi. Indubbiamente il direttore turco possiede un gesto ampio, particolare, molto comunicativo che si coniuga ad una grande sicurezza ritmica e ad una notevole consapevolezza dei tempi. Nel Coriolano Yaslicam ha optato per un allegro ben moderato, libero ed elastico nello scorrere del tempo; ciò gli ha permesso di curare con attenzione gli aspetti più interessanti della partitura, come il drammatico inciso iniziale che testimonia sin dall'inizio il carattere conflittuale dell'opera. Particolarmente convincente è stata la resa dei temi principali, irrequieto ed anelante il primo, nobile e lirico il secondo, grazie anche all'indubbio valore strumentale del complesso sinfonico. E' stato poi l'intervento del violinista Michelangelo Lentini a caratterizzare l'intero concerto; per l'occasione, il giovane talento barese ha potuto usufruire, grazie alla benevolenza di un collezionista francese, di un violino Guarnieri classe 1745, uno splendido strumento che, suonato professionalmente, garantisce una straordinaria ricchezza di colori, un suono terso, e accattivante, molto presente nel timbro anche a distanza dal palco. Lentini ha quindi proposto al folto pubblico in sala (nonostante la presenza contemporanea a Bari di ben due altri importanti concerti) le Romanze op.40 ed op.50; delle due, la prima, in Sol maggiore, denota nel contrasto tra "solo" ed orchestra una maggiore individualità di caratteri musicali, anche se gli esecutori preferiscono la seconda in Fa maggiore, per la sua naturale cantabilità e limpidezza mozartiana. In pieno accordo con il direttore, il violinista ha eseguito entrambe con grande eleganza nel fraseggio; approfittando poi dei tempi distesi e lirici dettati dalla bacchetta di Yaslicam, il solista ha conferito alla parte violinistica un taglio assai ispirato, giocando con una ragguardevole varietà di accenti espressivi.
La seconda parte della serata ha previsto il Concerto in Re maggiore per violino ed orchestra, penultimo dei concerti beethoveniani e unico destinato a questo strumento dal compositore di Bonn; partitura intrisa di lirismo e canto, il concerto necessita un impegno interpretativo non indifferente ed in questo il giovane solista ha denotato una notevole maturità esecutiva, cogliendo l'aspetto più peculiare del brano, quella intensità espressiva che domina anche nei passi più virtuosistici. Nell'Allegro ma non troppo iniziale i motivi principali sono quasi complementari, sereni e trasparenti, per cui il violino s'inserisce con mirabile semplicità nel bellissimo flusso orchestrale: Lentini ha denotato una ricca personalità interpretativa, insistendo con cura, sia nel I tempo sia nell'intenso Adagio centrale, sulla poetica e talvolta struggente cantabilità della composizione. Il luminoso "Rondo" finale, condotto con ritmo deciso dal direttore, è stato eseguito con particolare spigliatezza tecnica, così da concludere con la giusta vivacità quest'indubbio capolavoro. Al termine, un bis di natura cameristica, il Preludio ed Allegro di Kleisler, trascritto per violino ed orchestra in poche ore dalla madre del solista, la compositrice Angela Montemurro, ha concluso tra gli applausi il concerto.
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