Una primizia e un ritorno significativo hanno segnato il concerto con il quale l'Eurorchestra di Francesco Lentini ha inaugurato il consueto appuntamento stagionale con il Pianofestival «San Nicola», che si protrarrà per altre quattro serate, all'Hotel Sheraton, da maggio a giugno. La primizia era rappresentata dal bellissimo Concerto in si bemolle op. 66 di Giuseppe Martucci, in prima esecuzione a Bari e, a quanto pare, caduto abbastanza presto nel dimenticatoio, se anche il «Benedetti Michelangeli» di Brescia e Bergamo ha in programma a fine maggio una «prima esecuzione festivaliera», con Muti e Oppitz.
Solista nel concerto di Martucci, sotto l'appassionata e partecipe guida di un ispirato Lentini, Luigi Ceci, che non ha tradito le attese, sfoderando le ben note qualità tecniche di gran virtuoso della tastiera in una delle pagine più ardue della letteratura per pianoforte e orchestra di fine 800. Non poteva essere altrimenti, d'altronde, considerando quale fior di pianista fosse Martucci e quanto abbia reso omaggio, in questo concerto, all'influsso tedesco brahmsiano e wagneriano presente nelle composite idee formali, in special modo nell'«Allegro giusto» iniziale. Il pianismo di Ceci (che porterà tra qualche mese il concerto a San Pietroburgo), non privo di chiaroscuri poetici e musicali di notevole spessore, ha toccato vette di autentico virtuosismo trascendentale nei forbiti arabeschi disegnati da Martucci, gli stessi che strabiliarono Toscanini (suo grande amico) quando diresse l'autore nell'esecuzione del proprio concerto.
Da parte sua l'Eurorchestra di Lentini si è distinta in un'esecuzione vigorosa e al tempo stesso preziosa nel disegnare sia le penombre che i colori sobri e trasparenti della densa scrittura orchestrale. Bis del solista con una mazurca di Chopin. La seconda parte è stata contrappuntata da un amarcord significativo per la musica barese, quello straordinario binomio artistico tra Michele Marvulli e Nino Rota che tanto ha dato alla scuola musicale del capoluogo pugliese. Frequenti erano gli scambi tra podio e tastiera, dei due, nel suggestivo «Concerto Soirèe» rotiano, che Marvulli, dunque, conosceva a menadito. La sua è stata un'esecuzione di rapinosa bellezza timbrica: c'era, in ogni frase, il tipico spirito rotiano dolce e malinconico, ma sempre improntato a un alto ideale di purezza musicale.
Si trattava, peraltro, di un'altra pagina pianisticamente piuttosto rognosa (soprattutto nella «Quadriglia» e nel «Can Can»), resa da Marvulli con brio e la consueta spigliatezza. Né si può tacere dell'orchestrazione raffinata e densa di colori, anche in questo caso impreziositi dall'Eurorchestra. Grandi applausi finali per tutti e non è mancato neanche l'amato Rota cinematografico, tornato a far capolino in un medley firmato dallo stesso Marvulli per bis.
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