EurOrchestra

25/11/2005 - Gazzetta del mezzogiorno

Di Nicola Sbisà

Al di là della scontata attrazione che una «serata inaugurale» può comprensibilmente esercitare sul pubblico, la presenza di Sergio Rubini, come «voce recitante» nel primo concerto della stagione dell'Eurorchestra è stato motivo determinante a che il salone dello Sheraton, si affollasse più del solito.

«Secondo me - ha detto il direttore Franco Lentini, presentando al pubblico l'attore e regista pubblico - Sergio Rubini assomiglia molto a Mozart; se Forman l'avesse conosciuto in tempo, forse avrebbe attribuito a lui nel film Amadeus il ruolo principale!». Rubini si è un po' schernito, poi evidentemente anche un po' commosso ha espresso la sua soddisfazione per l'occasione che gli permetteva di incontrare il pubblico barese; quindi, come da programma, ha intervallato la celebre Sinfonia K 550, leggendo alcune lettere di Mozart: la richiesta di soldi ad un amico cui già doveva denaro o la lunga missiva ad una cugina, densa di particolari più che piccanti, a tratti addirittura lubrichi. Più rivelatori di una umanità forse inimmaginabile al pubblico, i «ricordi» di Federico Fellini su Nino Rota, che hanno invece intervallato la suite su musiche da film compilata a suo tempo con abile mano di Carlo Savina.

Un Rota svagato, totalmente immerso nella sua musica, quasi «inseguito» sulla strada della creatività estemporanea dall'amico regista, che aveva bisogno dei suoi tempi per completare degnamente i suoi film. E alle lettere di Mozart e ai brani di Fellini, Sergio Rubini ha offerto una dizione convinta, di avvincente scorrevolezza, di intima colloquialità, di avvincente quanto efficace semplicità, arricchendo così la tipica atmosfera che da sempre caratterizza i concerti dell'Eurorchestra. Sarà infatti per merito della sincera personalità di Franco Lentini, i suoi concerti acquistano sempre un tono di cordiale familiarità.

Quanto alla musica, comunque, Lentini - ben seguito da suo efficiente complesso - ha saputo confermare la sua notoria duttilità di temperamento, passando da un'appassionata lettura della partitura mozartiana (peraltro punteggiata, da gradevoli momenti di colorita lievità) ad un non meno esaltante della musica di Rota del quale il pubblico ha richiesto la replica della celebre «marcetta» da Otto e mezzo.

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