L'Eurorchestra non manca mai un appuntamento, programmando le sue manifestazioni secondo una precisa tematica, dettata dalle ricorrenze. La Pasqua quindi, non poteva mancare e Francesco Lentini ha offerto al suo pubblico alcuni brani di vivo interesse, scelti nel vasto e multiforme «corpus» vivaldiano.
Innanzitutto lo Stabat Mater, opera di rara esecuzione e che rivela un aspetto che si può definire sostanzialmente diverso della vena creativa del musicista. Niente alternanza fra tempi veloci e tempi lenti, bensì una concatenazione fra Largo, Andante, Lento, Adagio che rende piena giustizia all'atmosfera che si dipana nel testo, che, com'è noto, è di Jacopone da Todi. Nel contempo inoltre la gravità delle parole ha influito sulla stesura della musica, imprimendole non solo un andamento particolare, quanto anche principalmente una sincera profonda aderenza allo spirito della circostanza che la narrazione puntualizza. Quindi la Sinfonia detta Al Santo Sepolcro, breve, ma quanto mai intensa pagina strumentale, ed infine uno dei brani dal celeberrimo Gloria e cioé Qui sedes ad dexteram. Nello Stabat e nel Qui sedes, per la voce solista, proprio per meglio rendere il carattere delle composizioni, Vivaldi indicò un mezzosoprano o di un contralto. La scelta dell'interprete non poteva, crediamo, essere diversa: Lentini ha chiamato Damiana Sallustio, cantatrice di sperimentati mezzi vocali, me nel contempo artista di vibrante temperamento, e quindi capace come si è visto di rendere in pieno quel vibrante sentimento di afflizione e di implicito invito alla meditazione che informa in particolare lo Stabat. Solo nell'Amen conclusivo Vivaldi si riallaccia alla tradizione che voleva che la stesura fosse di taglio virtuosistico; ma l'impegno ha trovato in Damiana Sallustio l'adeguata e felice interprete. Il concerto proprio per non sfumare l'atmosfera di raccolta meditazione non ha avuto intervalli e si è concluso con una «prima esecuzione» di una nuova creazione legata appunto alla circostanza di Angela Montemurro: Resurrexit per due trombe e archi. Pagina che rispecchia un disegno di ascesa, con un crescendo cadenzato (sono impegnate anche le percussioni), nel quale le trombe emergono con incisiva presenza, quasi a far balenare sprazzi di luce in una caliginosa atmosfera che si va a mano a mano dissolvendo per giungere alla abbagliante conclusione della resurrezione. Solisti di più che apprezzabili doti le trombe Antonio Cicerone e Pasquale Turturro.
Ad arricchire la serata, introdotta da una breve «meditazione» di p. Mario Sannino, la presenza di due «voci» recitanti, quelle di Peppino Aceto e di Alberto Rubini, cui spettava il compito di inframmezzare alla musica brani di poesie di circostanza (Luzi, Tagore, Turoldo), oltre che i testi dello Stabat.
Una poesia ha avuto un «supporto» bachiano, affidato al violino di Michelangelo Lentini. Calorosi consensi da parte del pubblico per Damiana Sallustio, per Cicerone e Turturro, per Aceto e Rubini e, soprattutto, per Angela Montemurro. Ottima la resa degli archi dell'Eurochestra, guidati da Francesco Lentini con il caloroso slancio che gli è consueto.
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